ARGENTINA 2014 “TORNEO TRANSICION”


LE MIGLIORI PARTITE DELLA STAGIONE IN CORSO

Il match d’esordio del “vasco” Arruabarrena sulla panchina del BOCA JUNIORS.

La “solita” fantastica Bombonera a spingere la squadra dopo il tribolato avvio e l’esonero del mito Carlos Bianchi.

Di fronte un VELEZ SARFIELD agguerritissimo con il bomber Pratto e il talentino Correa.

Nel Boca merita un occhiata particolare il giovanissimo centravanti Calleri e il fortissimo terzino sinistro Colazo.

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LA STAR DEL FUTURO : PABLO BECKER


Sono assolutamente certo che non esista un altro campionato al mondo capace di sfornare talenti della qualità e in quantità come il calcio argentino.

Basti guardare ai principali campionati europei dove giocatori anche giovanissimi provenienti dai clubs argentini si stanno facendo largo a suon di gol e di prestazioni di altissimo livello accanto a stelle conclamate di livello mondiale e a campioni affermati da anni sui principali palcoscenici del vecchio continente. Di Iturbe sappiamo più o meno tutto come di Lamela, Higuain, Palacios, Tevez, Aguero, di un certo Leo Messi, Lavezzi oltre ad altri non proprio di primissimo piano come Larrivey (Celta de Vigo) o i “nostrani” Larrondo (Torino) Denis (Atalanta) Gentiletti e Biglia (Lazio) Zuculini (Bologna) solo per citarne alcuni, mentre magari di Vietto del Villareal che i tifosi hanno già ribattezzato il nuovo Pepito Rossi, Ulloa del Leicester, magari non più giovanissimo ma che sta segnando a raffica in un campionato, Rescaldani, giovane attaccante del Malaga destinato a prendere a breve il posto di Roque Santa Cruz,  De Paul del Valencia, trequartista dalla classe sublime ma ancora un filo acerbo, sappiamo, per ora, molto meno. E quest’anno in Argentina non sarà diverso.

Sono già in tanti i “ragazzini terribili”  che si stanno facendo un nome in questo “Torneo Transicion” arrivato ormai alle battute decisive. Tutti nomi, possiamo starne certi, che a breve rivedremo nei principali campionati europei.

Il primo che voglio presentare è un autentico “genietto” sul quale sono pronto a giocarmi la mia reputazione di “presunto” esperto del calcio argentino. Il suo nome è Pablo Becker, gioca nel Rosario Central come centrocampista centrale o esterno e a soli 21 anni si sta ritagliando un posto fisso nel Rosario Central di Mister Miguel Angel Russo. Finora Russo lo ha gestito con tanta attenzione e quasi parsimonia per non bruciare quanto di buono si dice fin dai tempi delle giovanili su questo ragazzo chiamato dai tifosi “la joya” nato a Los Quirquinchos di Santa Fe nell’aprile del 1993.

Becker è il classico giocatore capace di giocare in tutti i ruoli di trequartista, sia centrale che esterno, in quanto oltre ad una tecnica eccelsa ha una grande capacità di saltare l’uomo e di “vedere” il passaggio filtrante come pochi. Notevole anche la sua abilità nei calci piazzati, sia quando si tratta di metterla in mezzo per l’abilità aerea del “loco” Abreu, di Valencia o del fortissimo centrale Donatti sia quando si tratta di cercare la porta. Il tutto “condito” da un cambio di passo davvero importante.

Ma a queste doti importanti seppur “classiche” della mezzapunta tradizionale se ne accompagnano altre non così frequenti in calciatori con queste caratteristiche. Becker da il suo contributo anche in fase di filtro, pressing e non si tira indietro nei tackles. Inoltre, pur non essendo certo un gigante (174 cm) non si tira indietro anche quando si tratta di lottare sui palloni alti.

Per ora sono soltanto due gli ostacoli che il giovane talento di Santa Fe’ deve superare; il primo è il modulo di Mister Russo, che opta quasi sempre per un classico 4-4-2 e dove l’unica possibile collocazione per Becker e sugli esterni in un modulo però che lo obbliga a compiti difensivi che gli tolgono un po’ di brillantezza nell’ultimo quarto di campo e infine una ancora scarsa concretezza sotto porta che viste le sue abilità balistiche dovrebbe comunque presto risolvere.

Questa insomma potrebbe essere la stagione della definitiva consacrazione per il giovane rosarino che, ripeto, sono pressoché certo vedremo molto presto in azione in Europa.

LE SINTESI IMPERDIBILI


RIVER PLATE – NEWELL’S – TORNEO INICIAL 9 SETTEMBRE 2012

Il River Plate del “pelado” Mathias Almeyda sta pian piano ritrovando se stesso dopo il ritorno in Primera di pochi mesi prima. Di fronte un agguerritissimo Newell’s in un eccellente periodo di forma. Partita ricca di gol ed emozioni nel maestoso Monumental di Buenos Aires. Buona visione !

IL CALCIO ARGENTINO : PERCHE’ ?


IL CALCIO ARGENTINO. PERCHE’ ?

Molti dei miei tanti amici calciofili mi chiedono tutti la stessa cosa; ma perché Remo un blog sul calcio argentino ?

Effettivamente può risultare strano visto che sono cresciuto a pane e calcio britannico fin dal lontanissimo (ahimé ) 1979 e dalla quella strepitosa finale di FA CUP tra l’Arsenal e il Manchester Utd. che mi fece innamorare spassionatamente di quel calcio fisico, senza troppi calcoli e alchimie tattiche ma così intenso e spettacolare.

Ancora più strano il fatto che quasi 20 anni dopo (esattamente il 1996) mentre mi guardavo l’ennesima vhs di calcio inglese che gli amici in terra d’Albione mi spedivano regolarmente mi innamorai dell’avversario dell’Aston Villa in quella gara di Coppa Uefa … l’Athletic Bilbao che ancora oggi è la MIA squadra del cuore.

Ma forse per quel rigetto che ho da sempre per tutto quello che diventa troppo “trendy” (sia che si parli di calcio, ciclismo, musica o cinema che sono ALCUNE delle mie altre passioni) ho iniziato a guardare altrove, fuori dal mondo SKY per intenderci per cercare di conoscere e capire altre realtà. E in questo peregrinare ho finalmente incontrato LA FONTE, l’ISPIRAZIONE e la PASSIONE che nel calcio globalizzato, fatto di merchandising, immagine e denaro, era un po’ venuta a mancare.

Il calcio ARGENTINO è diverso da tutti gli altri.

Per tanti motivi. Il primo fra questi è per la PASSIONE VISCERALE con cui è vissuto dal popolo argentino. Una passione che spesso và anche oltre i limiti dell’affetto sportivo, che trascende per scatenarsi in violenza bieca e molto spesso gratuita, ma che rimane comunque unica nel suo genere. E’ pressoché impossibile trovare un argentino che ti dica “no, non tifo per nessuno e non amo il calcio”. Un amico che vive da quelle parti e con cui sono in contatto spesso (tifoso del Rosario Central) mi dice spesso “noi argentini abbiamo il mondo che ruota intorno a 4 cose : IL CALCIO, LE DONNE, IL VINO E L’ASADO. … e intendo proprio in quest’ordine !

La crisi economica globale non ha certo risparmiato l’Argentina … anzi. I guai iniziarono alla fine degli anni ’90 e solo nel 2002 (pochi anni prima della crisi “globale”) il PIL ricominciò a crescere. Ma gli stadi non si sono mai svuotati, tutt’altro. E’ frequentissimo vedere ancora oggi stati gremiti “in ogni ordine di posti”. Senza contare altri aspetti assolutamente importanti: in Argentina ci sono qualcosa come 20 stadi con una capienza superiore ai 30.000 posti. Inoltre praticamente tutte le partite del campionato argentino e della Copa sono trasmesse in chiaro dalla televisione di stato, il che in tanti Paesi, vedi l’Italia che oltre tutto paga per vederle su SKY e MEDIASET, ha allontanato tantissimi appassionati dagli stadi.

Ma l’aspetto a mio parere più intrigante è quello prettamente calcistico. Le squadre argentine ogni anno subiscono una autentica razzia di talenti da parte di praticamente OGNI altro campionato del globo terrestre. Oltre ai principali e più conosciuti campionati che vedono una presenza massiccia di giocatori argentini (Spagna, Inghilterra, Italia soprattutto) ci sono campionati di uguale o minor livello assoluto che attingono a piene mani dal campionato argentino: quelli Brasiliano, Messicano, Paraguayano, del Nord America ma anche in Qatar, Cina ed Emirati Arabi ! Nessuno si è stupito più di tanto di vedere il giovanissimo e promettente rifinitore del River Plate Manuel Lanzini finire quest’anno dai Millionarios al team Al-Jazira negli Emirati Arabi !

Eppure, ed è proprio questa secondo me la bellezza assoluta del calcio argentino, tutte le stagioni, pur dovendo magari cambiare 5-6 o 7 undicesimi della squadra titolare le squadre argentine, come la proverbiale Araba Fenice, rinascono ogni volta dalle loro ceneri e scoprono ogni anno nuovi talenti dai ricchissimi settori giovanili.

Ma c’è un altro aspetto assolutamente intrigante che rende UNICO il campionato argentino; anche proprio per quanto detto sopra. Il rinnovamento “obbligato” delle rose in ogni stagione trasforma il campionato in una autentica lotteria, dove chi aveva il predominio nel torneo inicial o nella stagione precedente diventa improvvisamente una squadra di metà o bassa classifica nel campionato successivo ! Questo trasforma ogni partita in una potenziale sorpresa, senza praticamente nessun risultato scontato e spesso e volentieri i pronostici di inizio stagione diventano assolutamente ribaltati dalla realtà. Pensiamo ad esempio proprio al River Plate capace di retrocedere al termine della stagione 2010-2011, risalire la stagione successiva e vincere il titolo nella scorsa stagione ! Oppure pensiamo all’Arsenal de Sarandi, una delle squadre con meno storia del calcio argentino (fondata nel 1957 dai fratelli Grondona, tra cui il celeberrimo Julio, Presidente della Federazione Argentina per oltre 30 anni e deceduto nel luglio di quest’anno) capace di vincere il titolo nel 2012, la Copa Argentina nel 2013 ed in questa stagione navigare in posizioni di bassa classifica.

Per finire, l’ultima grande differenza che fa si che il campionato argentino sia riuscito miracolosamente a conservare la sua unicità in un calcio sempre più uguale a se stesso ad ogni latitudine; la sua splendida anarchia tattica ! Non si vedono 11 “soldatini” eseguire movimenti a memoria, giocare con diagonali perfetti o ripartenze organizzate e metodiche. Non si vedono solo squadre che giocano a due tocchi, possesso palla esasperato e noia mortale. Non si vedono i 4-2-3-1 o il 4-3-3 ormai di regola in quasi tutti i campionati “trendy”. In Argentina si può vedere il difensore centrale o il famoso “5” (vecchio centromediano metodista di tempi andati) provare ad uscire in dribbling dalla propria area o nei pressi della stessa, il trequartista che gioca dietro a 2 PUNTE che 9 volte su 10 invece della giocata “facile” cerca invece quella più spettacolare e complicata, un cagno o una rabona quando magari ha un compagno libero a fianco. Si vedono anche palle lunghe verso la punta centrale, si vedono gli stoppers di una volta picchiare come fabbri ferrai con un arbitro indulgente che lascia fluire il gioco come e più che in Inghilterra. E si vedono squadre giocare con ali vere incollate alla linea laterale, si vedono schemi di gioco avventurosi e da noi quasi dimenticati (il 3-4-3 degli anni ’90 in Italia) o, come il Banfield di Matias Almeyda che gioca con tre attaccanti puri e un trequartista appena dietro di loro. Poi si vedono dei 3 a 3 con magari 20 palle gol create e difese in bambola o sofferti, combattuti e magari bruttini 0 a 0 come accadeva spesso da noi negli anni’ 60 o 70 (e che il grande Gianni Brera amava definire il risultato “perfetto”)

Insomma, la speranza è proprio quella di incuriosire qualcuno ad avvicinarsi a questo calcio così particolare e spettacolare nella sua anarchia, nella sua diversità e nel suo rifiuto di adeguarsi ai dettami delle tv a pagamento, del calcio globalizzato da schemi e modelli di gioco e perfino dalla formula del campionato (in Argentina si giocano due campionati distinti, l’Inicial e il Final ex-Apertura e Clausura) con due distinti vincitori per ogni stagione mentre dal prossimo anno il campionato sarà addirittura a 30 squadre con partite di sola andata tranne i vari DERBIES che si giocheranno invece 2 volte !

Grazie a tutti quelli che mi hanno accompagnato fin qui nella lettura e buon calcio argentino a tutti !

RIQUELME: NESSUNO COME LUI !


Nella gloriosa storia del Boca Juniors diventa davvero difficile stilare una classifica di merito o anche fare un semplice elenco di tutti i grandi giocatori che hanno vestito questa prestigiosa camiseta senza incorrere nel rischio di errori o dimenticanze.

Basti pensare che dalle parti della Bombonera è passato, anche se solo per 3 stagioni complessive in due differenti periodi, il più grande di tutti: un certo Diego Armando Maradona.

Ma c’è un giocatore che più di ogni altro ha legato la storia recente del Boca con quella personale: Juan Roman Riquelme.

La sua carriera parla di ben 13 stagioni con il Boca, prima dal 1996 al 2002 e poi dal 2007 fino alla clamorosa cessione dell’estate di quest’anno all’Argentinos Juniors (la squadra dove è cresciuto nel settore giovanile).

Come intermezzo poco più di 4 stagioni nel calcio spagnolo, prima con il Barcellona e poi con il Villareal (che, vale la pena di ricordarlo, con Riquelme in cabina di regia raggiunse vette mai più toccata dal piccolo club della periferia di Valencia, come ad esempio giocarsi una semifinale di Champions League contro l’Arsenal proprio nel 2005-2006.)

E proprio nel dicembre di quell’anno, dopo una clamorosa diatriba con Mister Manuel Pellegrini (quello che ora è al Manchester City) il ritorno al Boca dove appunto è rimasto fino a pochi mesi fa.

Giocatore sublime, dalla visione di gioco come pochissimi nella storia del calcio.

Riquelme accarezza la palla, sa uscire in dribbling dalle situazioni più intricate, letale nei calci piazzati calcia ancora, quando necessario, d’esterno o addirittura di punta, come ormai nessuno è più in grado di fare.

Ci sono partite dove Roman è il “jefe”, il padrone assoluto, capace di dettare i ritmi del match in base alle necessità sue e del suo team. Lui che ha il “tempo di gioco” nel sangue, che può giocare 10 palloni consecutivi di prima se pressato e poi di tenere palla, anche in spazi strettissimi per diversi secondi in attesa della giocata giusta.

A mio parere c’è stato un solo un giocatore nella storia del calcio che gli è davvero assomigliato; Gianni Rivera.

Come Rivera non certo dotato dal punto di vista fisico, poca corsa e non certo un fulmine di guerra e come Rivera di certo non si è mai sprecato in rincorse ad avversari o a rischiare tibie in tackles disperati.

Ma entrambi con un caratteristica davvero rara: almeno 2 occhi in più da qualche parte in grado di vedere dal campo il passaggio filtrante che “noi umani” nemmeno seduti in tribuna saremmo capaci di vedere !

Oggi, a 36 anni suonati gioca quelli che per molti potrebbero sembrare gli ultimi scampoli di carriera con l’Argentinos Juniors nella seconda divisione argentina (dopo che la dirigenza del Boca, non senza conflitti interni e vari ripensamenti, ha deciso di prescindere dal “mudo” ,il muto, per il suo carattere taciturno e pacato) … ma attenzione perché con i suoi goals e le sue prestazioni Riquelme sta trascinando i “bichos colorados” nelle posizioni di vertice della classifica e non è impossibile immaginare che il prossimo anno potremmo rivedere Roman nella prima divisione argentina e magari rivederlo in campo proprio alla Bombonera contro l’amato Boca … facendo versare non poche lacrime a tanti tifosi degli “xeneises”.

In fondo chi può sapere quando smetterà ? I giocatori solitamente appendono le scarpe al chiodo quando il fisico non li sostiene più e correre diventa un sacrificio estremo … ma Riquelme non ha mai avuto bisogno di macinare chilometri in campo grazie ad un cervello più veloce di tutti gli altri per cui … e non dimentichiamo mai cosa disse il celeberrimo “Flaco” Cesar Menotti, l’allenatore che portò l’Argentina sulla vetta del Mondo ai mondiali del 1978 … “da quando in qua per giocare bene a pallone bisogna correre ??!!”