STORIE MALEDETTE : UNA COPPA SPORCA DI SANGUE


“Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti. Successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi” Gen. JORGE RAFAEL VIDELA

Non si può parlare dell’Argentina e del suo calcio facendo finta che quello che accadde nel 1978 fu qualcosa di “normale”. Per quanto l’argomento sia delicato occorre tornare un pochino più indietro e provare a spiegare quello che accadde in quei giorni, perché la passione per il calcio di questo meraviglioso popolo ha dovuto convivere e camminare a fianco di una delle più spaventose e sanguinarie dittature della storia del 20mo secolo.

Che lo sport sia spesso stato usato per i più biechi fini di propaganda è risaputo. Ma in nessun altro caso, escluse forse le Olimpiadi Berlinesi del 1936 volute fortemente da Adolf Hitler, un evento sportivo è stato tanto strumentalizzato quanto i Mondiali di calcio disputati in Argentina nel 1978. Intanto partiamo mettendo in chiaro uno dei tanti equivoci che ancora oggi si leggono in giro; i Mondiali di Argentina non sono stati caldeggiati e voluti dal regime di Videla.

Videla prende il potere in Argentina con un colpo di stato il 24 marzo 1976, quindi a poco più di due anni di distanza dall’inizio del Mondiale argentino. Ora, sappiamo tutti benissimo che i mondiali vengono assegnati mediamente 10-12 anni prima del loro effettivo svolgimento per cui si sapeva fin dal termine dei Mondiali inglesi del 1966 che l’Argentina era stata prescelta per organizzare i Mondiali del 1978.

Altrettanto ovvio che un regime che fin dall’inizio, grazie anche all’appoggio incondizionato degli Stati Uniti d’America e del suo segretario Henry Kissinger in particolare, usufruisce di grandi mezzi economici per la macchina propagandistica (la celeberrima Burson & Marsteller, società americana di pubbliche relazioni viene incaricata di occuparsi della promozione dell’evento) ha davvero la possibilità di influenzare l’opinione pubblica in maniera rilevante. E di questo Videla e i suoi stretti collaboratori ne sono assolutamente consapevoli.

Sono tanti però gli ostacoli da affrontare; primo fra tutti quello di un Paese in grosse difficoltà economiche e dove la miseria è radicata in tantissimi quartieri delle principali città argentine che saranno sedi degli incontri per cui occorre una bella “riverniciata” per nascondere agli occhi del mondo questa vergogna … e qui si riescono a “toccare” vette sublimi di creatività ! Alcuni quartieri vengono praticamente rasi al suolo e gli abitanti trasferiti in cittadine di provincia oppure, geniale !, tirare su dei muri come accadde ad esempio nel centro di Rosario, dipingerli con immagini di case meravigliose nascondendo aldilà di questi muri la miseria di Barrios scalcinati e impresentabili.

Ma ovviamente non finisce qui; l’Argentina sta per essere invasa non solo da “occhi” stranieri e dalle loro televisioni ma da centinaia di giornalisti che ovviamente andranno in giro a raccogliere informazioni e a parlare con la gente. Certo, si può pensare di “rinchiuderli” in meravigliosi alberghi e tentare di controllare o guidare i loro movimenti … ma il rischio è troppo grande. E così, fin da subito, inizia una campagna di “pulizia” condotta in modo tale che chiunque simpatizzasse con qualsiasi idea che non fosse quella strettamente di regime, non doveva avere l’occasione di raccontare “un’altra Argentina” agli ospiti stranieri. In verità le sparizioni degli oppositori al regime, conclamati o sospetti, iniziano fin dal 1976, ma ora il problema diventa impellente e lo sforzo va quantomeno raddoppiato.

Quasi 10.000 argentini spariscono nel nulla, (questi sono solo i dati ufficiali, assolutamente approssimativi) finendo nel Mar de la Plata dopo essere magari passati sotto gli strumenti di qualche gruppo di abili torturatori, come ad esempio quelli che avevano il quartier generale alla “Escuela de Mecanica de l’Armada” a poche centinaia di metri dallo stadio Monumental dove si disputò la finalissima.

Ma tutto questo “sforzo” aveva un senso solo se finalizzato alla vittoria finale del campionato da parte dell’Argentina, estremo e definitivo segnale che il Paese stava davvero cambiando volto dopo anni di conflitti sociali, di violenze e di governi instabili e deboli come quelli di Juan Domingo Peron o della moglie Isabela o, peggio, quello sfacciatamente di sinistra durato in realtà pochi mesi di Hector Campora del 1973 (guarda caso anche quello, come nel vicino Cile, eletto dal popolo in elezioni libere).

Per arrivare a questo Videla non solo arriva a sopportare, a volte con grande sforzo, che la Nazionale argentina sia guidata da un radicale di sinistra come “El flaco” Cesar Menotti ma anche ad impegnare grandi risorse economiche per garantirsi la certezza che il Perù, ultimo ostacolo tra l’Argentina e la finale mondiale, giocasse quantomeno con il freno a mano tirato nella partita decisiva per l’accesso alla finale, dove ricordiamo l’Argentina doveva vincere con ben 4 gol di scarto e riuscì nell’impresa di segnarne addirittura 6.

Nei giorni del Mondiale sono a migliaia le persone che vengono fatte sparire ma l’unica protesta vera e organizzata in un momento dove il Paese è anestetizzato dal grande evento, è quello delle donne di Plaza de Mayo che in circolo, e in assoluto silenzio, percorrevano la Piazza ricordando a chi passava da quelle parti che qualcosa di assai poco pulito stava accadendo in quel Paese.

Il dubbio rimarrà per sempre su quanto si è voluto o non voluto vedere da parte di tutti, su quanto i calciatori argentini fossero consapevoli o meno di quanto stava accadendo, su quanto gli organi di informazione mondiali avrebbero potuto fare in più o quanto valore abbiano tutte le prese di posizione postume di atleti, giornalisti, scrittori o politici … l’unica certezza che abbiamo è quello che disse Cesar Menotti ai suoi giocatori prima di scendere in campo nella finale contro l’Olanda; “Noi non giochiamo per quei delinquenti in tribuna d’onore … non guardateli neppure. Noi giochiamo per il popolo argentino ed è per loro che dobbiamo andare in campo e vincere”.

http://youtu.be/liZoRuo0P8s

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2 pensieri su “STORIE MALEDETTE : UNA COPPA SPORCA DI SANGUE

  1. leopoldo luque ha detto:

    ottimo articolo , come sempre … aggiungo solo che sarebbe interessante provare a coinvolgere luca frazzi circa l episodio della mancata stretta di mano di Mariito Kempes con i generaliissimi alla fine della partia con l Olanda…un episodio controverso che è diventato EPICO ..luca è infatti uno dei pochissimi che ha intervistato KEMPES quando allenava il Fiorenzuola degli “argentinos” tanti anni fa ….. altra storia interessantissima che spero presto inserirai in questo ottimo contenitore ….

    Sulle collusioni di alcuni giocatori invece , su tutti Daniel alberto passarella e Daniel Ricardo BERTONI se ne sono dette tante cosi come sul fratello del mio “omonimo” morto “improvvisamente ” un mese prima del torneo … e Tarantini finito a mendicare un sussidio , e DANIEL PEDRO KILLER …netturbino ora a la plata…
    Senza contare chi a questo mondiale NON partecipò ….. Calcio , Politica e Storia : il massimo !!!….
    per il resto NON MOLLARE!!!

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  2. Parto dalla fine … calcio, politica e storia: verissimo, in queste tre cose c’è, per molti di noi, riassunta l’essenza degli interessi e dei valori che li coltivano. Con Luca DOBBIAMO organizzare una serata in compagnia dove trascorrere ore a parlare di tutti quegli aspetti dello sport che ahimè non vengono quasi più trattati e che in realtà sono l’essenza più viscerale. Kempes, Luque, Tarantini … tutte storie meravigliose che “tarde o temprano” affronterò … non sapevo quella del Rosarino Daniel Pedro Killer e della sua parabola personale … grazie anche per questa ennesima chicca … e voglio che chi legge questo piccolo Blog sappia che sei stato proprio tu a ricordarmi qualche mese fa la bellissima storia de “El Trinche”, che mi ha emozionato mentre la scrivevo e che ha fatto breccia nel cuore di tantissimi vecchi e nuovi amici. A presto Luque 😉

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