IL CAMPIONE DEL PASSATO : TOMAS “EL TRINCHE” CARLOVICH


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“EL TRINCHE” CARLOVICH

di Remo Gandolfi

Che sia una storia unica, meravigliosa e a tratti commovente è una certezza; quanto poi di questa storia ci sia di reale o quanto sia semplicemente una leggenda ingigantita negli anni, nei racconti tramandati o nella fantasia di qualche giornalista o ex-calciatore è in realtà tutto da dimostrare.

Ma quando perfino Maradona dice che il più grande di tutti non è stato lui e non è stato neppure Pelè ma è stato “El Trinche” Carlovich … beh, qualche valutazione bisogna farla ! Continua a leggere

STORIE MALEDETTE : DIEGO ” El Enano” BUONANOTTE


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Sono passati quasi 8 anni dalla notte maledetta che cambiò la vita di Diego Buonanotte, allora ventunenne star dei “Millionarios” del River Plate.

E’ il giorno di S. Stefano del 2009, sono le 6.30 del mattino e Diego sta viaggiando con l’automobile del padre (una Peugeot 307) insieme ai suoi tre grandi amici d’infanzia, quelli a cui sei legato a doppio filo e che neanche la fama, le copertine, il denaro e i trofei possono allontanare dalla tua vita.

Si è appena conclusa la stagione calcistica argentina nella quale Diego, pur non avendo fatto gli autentici sfracelli della stagione precedente quando fu determinante nella conquista del titolo del River (vedere l’articolo e il video “River Plate: le immagini di un trionfo “ nel Blog) ha confermato in pieno tutte le attese riposte su di lui non solo dal River ma da tutta l’Argentina.

Per i 4 ragazzi c’è in programma una piccola vacanza in Brasile e si stanno dirigendo all’aeroporto di Buenos Aires dopo una serata tranquilla tra amici, dove hanno giocato a paddle tennis e a calcetto prima di chiudere la serata in Pub.

Sono nei pressi di Santa Fè (ad Arribenos per la precisione) e stanno viaggiando sotto un diluvio.

Improvvisamente Diego, che è alla guida, perde il controllo dell’automezzo, sbanda e finisce la sua corsa contro un albero sul ciglio della strada.

I suoi 3 amici muoiono tutti sul colpo.

Per il talentuoso giocatore del River “solo” fratture (all’omero e alla clavicola) e una grave lesione al polmone che per qualche giorno terrà in apprensione staff medico, famigliari, amici e tutti i tifosi del popolo biancorosso del Monumental.

Diego per fortuna si riprende velocemente.

La botta è tremenda ma i medici dicono che “El enano” (visti i suoi 160 cm scarsi di altezza) tornerà sui campi di calcio, anche se i tempi saranno lunghi.

A questo punto però si scatena il solito stupido, volgare “fuoco mediatico” di giornali e televisioni.

Per tutti o quasi, Buonanotte è il responsabile e i motivi dell’incidente sono quelli tradizionali per i quali crocifiggere Diego in quattro e quattrotto; gli eccessi classici di ragazzotti viziati e con troppi soldi in tasca.

Giustizialisti quasi tutti, garantisti pochi, se non quelli che conoscono bene Diego, ragazzo tranquillissimo e posato senza nessuno dei “vizi” classici di tanti ragazzi che alla sua età incontrano successo e fama.

In realtà dopo pochi giorni arrivano i risultati delle analisi effettuate immediatamente dopo l’incidente; droga e alcool non c’entrano affatto.

Il processo per omicidio colposo si chiude due anni dopo dove non solo si assolve completamente Buonanotte per qualsiasi tipo di negligenza ma dai riscontri effettuati dai periti la causa è da far risalire al classico “acquaplaning” causa purtroppo di tanti altri incidenti.

E non solo.

Arriva un altro riscontro probabilmente decisivo; Diego era l’unico in quella notte maledetta ad avere le cinture di sicurezza allacciate.

I problemi però non si risolvono con una semplice sentenza che assolve l’uomo; l’anima di Diego è ferita per sempre e ancora oggi, a sette anni abbondanti dall’incidente è seguito in terapia da uno staff di psicologi.

Meglio non approfondire troppo l’accoglienza ricevuta da Diego in praticamente tutti gli stadi d’Argentina (gli idioti nascono a tutte le latitudini, non serve stupirsi o scandalizzarsi) che lo accolgono con insulti di ogni tipo dove “asesino” è solo uno dei più in voga.

Il River lo blinda con un lungo contratto (fino al 2015) ma per lui in Argentina diventa impossibile giocare.

Arriva per lui un trasferimento in Spagna al Malaga, allora una delle squadre di punta del campionato spagnolo ma Diego non mantiene fede alle promesse di poche stagioni prima ai suoi esordi nella Primera argentina.

Per lui qualche buona prestazione ma mai un posto da titolare e nella ventina di presenze in due stagioni due soli gol, di cui uno in Champions contro lo Zenit di Spalletti.

Due anni dopo Diego approda al Granada ma neppure qua si riesce a rivedere il giocatore che aveva entusiasmato gli hinchas dei Millionarios.

Poi arriva per Diego il prestito al Pachuca nel campionato messicano dove a sprazzi mostra ancora qualcuna delle caratteristiche che lo hanno messo in evidenza, come il dribbling secco e un sinistro velenosissimo, ma, anche se Diego ha in fondo ancora solo 28 anni, pare che il grande calcio sia per lui ormai solo una chimera e i tanti Clubs che nel passato si sono avvicinati a lui (anche Milan, Napoli e Palermo si erano interessati in passato al talentino argentino) paiono ormai consapevoli che ben difficilmente “El enano” tornerà ad essere quello di prima.

Un breve rientro in Argentina al Quilmes (dove segnerà, senza esultare ovviamente, proprio al “suo” River Plate) a seguire un salto nel campionato greco con l’AEK di Atene dove gioca ad un buonissimo livello e poi l’ultimo trasferimento, in Cile all’Universidad Catolica, dove pare stia recuperando gran parte del suo talento, con grandi prestazioni e tantissimi gol e dove addirittura arriva ad essere consacrato il “Miglior calciatore del campionato” nella scorsa stagione.

Chissà … forse la parabola di Diego non si è ancora conclusa e magari risentiremo ancora parlare di lui ad alti livelli e in campionati più importanti.

Intanto però nella vita di Diego è arrivata la bellissima Jenny Ferre, sua moglie ormai da quasi tre anni  e insieme a lei Diego potrà con ogni probabilità ritrovare quella serenità e quella gioia di vivere che un ragazzo della sua età DEVE avere … e lasciarsi così alle spalle definitivamente quella terribile notte di S.Stefano di sette anni fa.

Buona fortuna Diego.

LA STAR DEL FUTURO : JOAQUIN CORREA


JOAQUIN CORREA

Joaquin “Tucu” Correa non è una semplice promessa; è una certezza. Tempo un paio di stagioni e sarà titolare inamovibile della Nazionale argentina, con lui sulla fascia sinistra e Angel Di Maria su quella di destra. Nel frattempo resta da vedere quale grande squadra europea sarà così lungimirante e oculata da investire su questo assoluto talento calcistico.

Correa nasce in sobborgo di Tucuman (da qui uno dei suoi soprannomi, l’altro è “l’habil”) il 13 agosto 1994. Fa il suo esordio in un match di campionato contro il Banfield nel maggio del 2012 quando deve ancora compiere 18 anni. In realtà i suoi esordi da ragazzino sono per i “Millionarios” del River Plate ma la lontananza da casa si rivela un problema per il piccolo Joaquin e al suo rientro a Tucuman c’è la Scuola Calcio “Renato Cesarini” (si proprio dedicata all’uomo famoso per segnare nei finali di partita !) che lo attende e lo forma. Ben presto l’Estudiantes si accorge di lui e inizia così la trafila nelle giovanili del “Pincha”. Joaquin è magrolino e questa fragilità fisica e la sua avversione ai contrasti e al calcio fisico fa temere ai Responsabili del Club biancorosso che il talento di questo ragazzo possa non sbocciare completamente. Per fortuna sua, dell’Estudiantes e di tutto il calcio argentino, Joaquin cresce (arriva agli attuali 188 cm, che per un esterno/trequartista è una altezza “anomala”) e pur con i suoi 75 kg che lo rendono comunque uno dei tanti “flacos” del calcio argentino riesce a non essere più soverchiato fisicamente come accadeva negli anni della sua adolescenza.

Nel 2011 viene eletto “giocatore rivelazione” delle giovanili e come detto, l’anno successivo arriva la consacrazione in prima squadra. Da allora la carriera di Correa non ha subito contraccolpi ma è stata una continua, inesorabile ascesa verso gli attuali altissimi livelli.

Correa viene utilizzato spesso come esterno sinistro dal manager del “Pincha” Mauricio Pellegrino in un 4-4-2 abbastanza “scolastico” che probabilmente limita un tantino la capacità creativa di questo giocatore che comunque, pur partendo da sinistra, ha la possibilità di svariare su tutto il fronte d’attacco, anche perché come destro naturale è ovviamente portato a rientrare verso il centro del campo. Molto probabilmente (ma è una opinione assolutamente personale) Joaquin sarebbe molto più efficace giocando in un 4-2-3-1 dietro la prima punta ma è anche comprensibile la scelta di Pellegrino visto che in Vera e Carrillo (mio “pallino” assoluto !) ha due attaccanti effettivamente molto abili e ai quali è difficile rinunciare.

Per Correa i giorni all’Estudiantes paiono però contati; nonostante lo sforzo del Presidente del Club (un certo Juan Sebastian Veron) di trattenerlo per almeno un’altra stagione le sirene dei grandi Clubs europei paiono ormai irresistibili per il giovane talento di Tucuman. Il Benfica di Lisbona pare in questo momento in pole-position con il PSG come prima alternativa anche se voci di un interessamento dell’Inter (dove la colonia argentina è ancora molto forte) paiono abbastanza fondate. Ovvio che arrivare eventualmente nel campionato italiano a poco più di vent’anni non sarà facile per il talentuso “volante” argentino … ma con un briciolo di pazienza sono certo che potrebbe rivelarsi una delle scelte più felici della squadra nerazzurra negli ultimi anni.

Vedremo. Nel frattempo segnatevi questo nome: Carlos Joaquin Correa.

LE PARTITE IMPERDIBILI: ROSARIO C. v RACING


Questo è il match giocato meno di una settimana fa a Rosario e che ha messo il Racing Club in una posizione assolutamente invidiabile ad una sola giornata dalla fine del Campionato Argentino di Transicion 2014. Ora a Milito e co. sarà sufficiente battere in casa “el Tomba” (il Godoy Cruz) per assicurarsi quel titolo che manca da 13 anni nella bacheca dell’Academia.

Partita assolutamente da vedere anche soprattutto per due aspetti; il primo è per ammirare la presenza e l’incitamento dei tifosi delle “canaglie” gialloblu a soli 3 giorni dalla cocente e inattesa delusione di una Coppa di Argentina persa in finale ai rigori contro una squadra di serie B come l’Huracan. Encomiabile il sostegno dei tifosi del Gigante de Arroyito, il bellissimo stadio del Rosario Central. L’altro riguarda la partita in se; per mezzora i ragazzini messi in campo dal nuovo Mister del Rosario Central Hugo Galloni hanno messo in grandissima difficoltà i biancocelesti e solo le grandi parate del “Chino” Saja e un pò di precipitazione degli attaccanti rosarini ha impedito al Rosario di strappare un risultato clamoroso che di fatto avrebbe regalato su un vassoio d’argento la vittoria del campionato al River Plate. L’esterno Montoya, la punta Correa e soprattutto il giovanissimo trequartista Cervi sono giocatori destinati a scrivere un grande futuro per le Canaglie rosarine. Alla distanza però è venuta fuori l’esperienza, la qualità e lo spessore del Racing e, per l’ennesima volta, Diego Milito si è erto ad assoluto protagonista del match.

… mi raccomando … cliccare su HD e gustarsi il match !

IL CAMPIONE DEL PASSATO : HECTOR YAZALDE


HECTOR YAZALDE

E’ un nome che a pochissimi dirà qualcosa … e allora partirò dai numeri ! 384 partite ufficiali giocate in carriera e 252 gol. Scarpa d’oro nel 1974 con 46 reti in 30 partite. (l’unico argentino oltre a Leo Messi ad aver vinto questo trofeo).

Questi sono solo alcuni dei numeri di uno dei più grandi attaccanti argentini di sempre, che non ha avuto la notorietà internazionale che sicuramente avrebbe meritato essenzialmente per due motivi; il primo è perché non ha mai giocato in Europa in squadre di primissimo livello e in secondo luogo perché nei suoi anni migliori (tra il 1967 e il 1975) la Nazionale argentina era tutt’altro che irresistibile a livello internazionale.

Yazalde nasce il 29 maggio del 1946 in un barrio di Buenos Aires popolarissimo per avere dato i natali al grande Diego Maradona, quello di Villa Fiorito.

Gli anni dell’infanzia “Chirola” (questo il suo soprannome, legato ad una infanzia poverissima) non sono facili. La famiglia di Hector vive praticamente in miseria, non ha neppure i soldi per i libri di scuola e ben presto la scuola la deve lasciare per iniziare, fin da ragazzino, a lavorare. Prima vende giornali per strada, poi lavora in un negozio di frutta e verdura e poi vende gelati.

Ma la sua grande passione è il calcio, è un hincha sfegatato del Boca, di cui ammira le gesta dei vari Rattin (capitano dell’Argentina nel 1966 al mondiale inglese) o di Roma e Valentim.

Prova con diverse squadre, ma senza successo. La svolta arriva quasi per caso, come succede spesso anche nella vita dei più grandi: un giorno accompagna un amico ad un allenamento di una piccola squadra di quartiere, il “Pirana”. Vede giocare l’amico, chiede se qualcuno ha un paio di scarpette e di pantaloncini da prestargli … li trova e alla fine della sessione di allenamento gli viene immediatamente fatto firmare il contratto ! La squadra gioca in pratica nella 4a divisione argentina ma le caterve di gol segnate dal “Chirola” ben presto attirano l’attenzione di diversi “addetti ai lavori”. Il più lungimirante di tutti è “un certo” Julio Grondona, (presidente della Federazione Argentina per oltre 40 anni, deceduto nel luglio di quest’anno) che consiglia vivamente il giovane attaccante al Presidente dell’Independiente Carlos Radrizzani. Questi lo va a vedere giocare in un torneo notturno e anche qui la decisione è istantanea: Yazalde diventa così un giocatore del “Rojos”. Quando arriva al Club e lo vedono in borghese quasi si spaventano; Hector è alto 178 cm ma pesa poco più di 60 kg. “Quando soffiano cade” dicevano allora in tanti. Parte dalla squadra riserve ma è troppo forte per rimanere li a lungo e infatti nel 1967 Hector è già titolare indiscusso della formazione dei “Rossi” di Avellaneda che proprio nel 1967 conquisteranno il titolo nazionale. Il suo primo gol ufficiale lo segna alla 3a di campionato contro il Platense. Yazalde ha 21 anni, gioca già nelle giovanili della nazionale argentina, continua a segnare con grande frequenza, rivince il campionato argentino la stagione successiva (e con i soldi guadagnati si compra un appartamento in centro a Buenos Aires e da una grossa mano ai genitori e ai 7 fratelli). Arriva così, nel 1969. la prima partita nella Nazionale argentina. Saranno solo 10 in totale con la maglia biancoceleste, con solo 2 gol, quelli che vedrete nel video.

Ma con i gol, tanti e spesso di buona fattura, arrivano le sirene dei grandi clubs. Hector è un giocatore intelligente, che sa muoversi tra le linee e partendo dalla posizione di centravanti classico sa svariare su tutto il fronte di attacco, riuscendo spesso a liberare il suo micidiale tiro. Quando decide di lasciare l’Independiente dopo 72 gol in 110 partite questi sono solo alcuni dei teams che bussarono alla porta dei Rossi di Avellaneda; Santos e Palmeiras (forse le due più forti squadre brasiliane del periodo, nei bianchi di San Paolo con il n° 10 giocava un certo Pelè) il Valencia in Spagna, il Lione in Francia, il Nacional de Montevideo e il club amato da Yazalde fin dall’infanzia, il Boca Juniors. Ma alla fine si decide per lo Sporting Lisbona, nome importante in un periodo dove il calcio portoghese era ancora ad altissimo livello. L’impatto con i biancoverdi lusitani fu ottimo fin dall’inizio ma fu nella stagione 1973-1974 che Yazalde mostrò per intero il suo incredibile valore; 46 gol in 30 partite e il trionfo nella “Scarpa d’Oro”. Record per i tempi e come detto primo argentino a vincere questo importantissimo riconoscimento. Con il trofeo arriva anche una lussuosa automobile come premio ma Hector non ci pensa due volte; vende l’auto e divide il ricavato con tutti i compagni di squadra … “senza di loro non avrei mai potuto segnare tutti quei gol” dirà. Al termine di quella stagione lo attendono i mondiali in Germania e Yazalde è il bomber indiscusso della Nazionale argentina e a al suo fianco in attacco gioca un giovanissimo Mario Kempes. Hector però ci arriva con diversi guai fisici (una caviglia capricciosa in primis) e pur giocando un buon mondiale non mantiene totalmente fede alle attese. Gioca un’altra stagione con lo Sporting chiudendo la sua carriera portoghese con uno score impressionante; 104 presenze 104 gol ! Per lui arrivano i franchi dell’Olympique Marsiglia e nel 1975 si trasferisce nel sud della Francia, seguito dalla bellissima moglie, l’attrice e modella Carmen de Deus, star assoluta della televisione portoghese. In Francia “el chirola” gioca un’altra ottima stagione (23 gol in 43 partite) ma la nostalgia della sua amata argentina è fortissima … firma per i “leprosos” del Newell’s dove gioca per 4 stagioni confermando tutta la sua classe e la sua fama di grande goleador. Si ritira nel 1981 a 35 anni e ben presto per lui inizia una terribile parabola discendente, fatta soprattutto di alcol e tanta, tanta solitudine. El Chirola morirà a soli 51 anni per una emorragia interna dovuta ad una cirrosi in stato ormai irreversibile. E, per chi scrive, una grandissima tristezza visto che Hector Yazalde, insieme al brasiliano Leivinha e al cileno Caszely furono i miei primi grandissimi idoli nel primo mondiale che ricordo con una certa “lucidità” … quello di Germania del 1974 dove erano i bomber di Argentina, Brasile e Cile e per me, folle innamorato del calcio sudamericano, autentici punti di riferimento, sia nel campo di calcio con gli amici di Neviano Arduini sia sul panno verde dell’adorato Subbuteo.