UOMINI NELLA STORIA – MARCELO BIELSA 1a Parte


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MARCELO BIELSA – Prima Parte

Qui da noi in Italia quando si pensa a qualcuno “ossessionato” dal calcio, malato di calcio, che respira, mangia e sogna calcio il primo che viene in mente a quasi tutti è Arrigo Sacchi. Per “l’Arrighe” nazionale il calcio è stato, per un lungo periodo della vita, tutto quello che contava veramente. Gli aneddoti su di lui si sprecano e posso garantire che chi ci ha lavorato a fianco e lo conosce personalmente (mia moglie è una di queste persone) lo definiscono una persona metodica, attenta ad ogni singolo dettaglio e con grandi valori etici e morali.

Beh, c’è un uomo che, dopo aver conosciuto la sua storia, fa impallidire “l’ossessione” sacchiana e ridimensiona il grande tecnico romagnolo ad un “appassionato di calcio da divano” o quasi.

Quest’uomo è MARCELO BIELSA.

Il calcio per “El Loco” Bielsa (già il soprannome dice tutto !) è una ragione di vita, una “locura” autentica ad un livello tale che 24 ore per poterci pensare, per studiare, definire, creare, organizzare il suo team sono poche. Giorno e notte ? Nessuna differenza. Non c’è praticamente nessun calciatore che abbia avuto Bielsa come allenatore che non sia stato svegliato nel pieno della notte con il classico “Mi è venuta in mente una cosa riguardante il tuo gioco … domattina ti aspetto al campo per parlarne”.

A Bilbao mi raccontano gli amici di laggiù che nei due anni all’Athletic era capace di sedute tattiche di oltre 3 ore, in una partitella si concentrava magari sui movimenti di un calciatore specifico e poteva richiamarlo, correggerlo, riprenderlo continuamente, ogni minuto per decine e decine di volte nella stessa seduta di allenamento (chiedere all’attuale centravanti della Juventus se ne sa qualcosa !)

Ma come nasce questa “pazzia” ? Chi è Marcelo Bielsa e da dove viene ? E soprattutto quando questo demone si è impadronito di quest’uomo che recentemente ha dichiarato di aver visto nella sua vita non meno di 30.000 partite di calcio ( sono 5 anni di vita complessivi) ?

Marcelo nasce nel 1955 a Rosario. E già questo spiega almeno metà della sua ossessione calcistica. Si perché ROSARIO è una città di calcio, che vive del calcio e che da quando nasci ti lascia due possibilità; o diventare “Canallas” (tifoso del Rosario Central) o “Leprosos” (tifoso del Newell’s).

Per Bielsa la scelta è “rossonera”, come i colori del Newell’s. Nei “lebbrosi” inizia la trafila dalle giovanili fino alla prima squadra. Fa il difensore centrale, ha buone doti fisiche e in campo è intelligente e tenace, ha buon senso della posizione. Ma rapidità e tecnica non fanno proprio parte del suo bagaglio e Bielsa capisce ben presto che ai massimi livelli del calcio argentino non c’è spazio per lui. E qui si presentano due scelte; iniziare il classico peregrinare nelle divisioni minori in attesa che arrivi il fatidico giorno dove doversi reinventare una vita oppure rimanere nel calcio, ma in un’altra forma … qualsiasi per uno come lui che gìà è malato di furbo.

Bielsa vive i suoi giorni di calciatore come una autentica “spugna” assorbendo con la massima attenzione ogni insegnamento ricevuto, guarda, assimila, prende nota. Insomma … ragiona già da allenatore. Ma come fare a rimanere nel calcio ? A 26 quando decide di appendere le scarpe al fatidico chiodo non ci sono molte opportunità. Diventa professore di educazione fisica e apre una cartolibreria a Rosario. La sua salvezza è un certo Jorge Griffa, responsabile del settore giovanile del Newell’s che gli offre la prima vera opportunità fuori dal campo; osservatore di giovani talenti, con cui irrobustire le fila del Newell’s sperando che tra di loro ci sia la “gemma”.

Bielsa parte con la sua FIAT 147 e inizia a scandagliare l’Argentina in lungo e in largo. Lui cerca “campioni”. Guarda centinaia di partite, percorre migliaia di km … 25.000 in 3 mesi visionando oltre mille ragazzi. Giorno e notte ? Nessuna differenza. Come quando nel cuore della notte si presenta a casa del quattordicenne Mauricio Pochettino (si, proprio lui, l’attuale manager del Totthenam). La madre del ragazzino pensa ad un tentativo di furto ma Bielsa le spiega semplicemente “Signora, sono qua per vedere suo figlio. Mi hanno parlato molto bene di lui”.

Bielsa porta al Newell’s giocatori del calibro di Sensini, Heintze, Balbo e Batistuta. Con la sua squadra giovanile vince a mani basse i campionati giocando un calcio già allora rivoluzionario. Il passaggio naturale è affidargli la prima squadra. Questo avviene nel luglio del 1990. Bielsa porta con se in prima squadra 10 dei suoi ragazzi delle giovanili … e vince il campionato alla sua prima esperienza in panchina ! Sono ormai nella leggenda del Club le immagini del “Loco” portato in trionfo dai suoi giocatori che con una maglia rossonera in mano grida ripetutamente il celeberrimo “NEWELL’S CARAJO !”. Neppure due anni dopo arriva la finale della Copa Libertadores (la Champions del Sudamerica). Il cammino del Newell’s è strepitoso, ricco di prestazioni eccellenti e di reti. La finale è con il San Paolo di Cafù. Il Newell’s vince in casa uno a zero ma con lo stesso risultato si chiude il match di ritorno in Brasile. E ai calci di rigore è il San Paolo a trionfare.

Passano poche settimane e il Newell’s rivince il campionato. Bielsa è pronto per una nuova avventura, per provarsi e provare il suo calcio in un Paese diverso. In Europa si è restii a fidarsi delle cronache che arrivano dall’Argentina e che parlano di questo “matto” che sta cambiando il modo di intendere il calcio, in campo e negli allenamenti. Uno che fa sedute di quasi tre ore, che s’incazza se vede un giocatore fermo nella cancha anche per pochi secondi, che intende la squadra di calcio come un blocco unico, con gli stessi doveri di attaccare tutti insieme e di difendere tutti insieme. Prova già al Newell’s la sua celebre difesa a 3 ma non con 3 centrali e due esterni a protezione … con 3 difensori che muovendosi sempre tenendo distanze molto ravvicinate coprono tutta la trequarti difensiva. Davanti a loro infatti ci sono tre centrocampisti “veri” che proteggono, costruiscono, ripartono e si inseriscono. Poi la variante; se ha un “enganche”, un trequartista davvero forte lo utilizza a creare gioco dietro 3 attaccanti veri, con un forte ma mobile attaccante centrale e due rapidi, mobilissimi e tecnici attaccanti che non sono ne ali ne seconde punte, che devono attaccare gli spazi ma anche bloccare sul nascere la costruzione del gioco avversario. Sennò, vedi le due esperienze più recenti all’Athletic e all’Olympique, 3 rifinitori a creare gioco alle spalle di una unica punta, sempre potente e forte fisicamente ma che si muova in continuazione (Aduriz all’Athletic e Gignac all’Olympique.)

Come detto niente Europa ancora ma bensì il Messico, altra nazione che vive il calcio in maniera viscerale e dove Bielsa non può non trovarsi a proprio agio. Accetta la proposta dell’Atlas. Il suo primo obiettivo è potenziare la “cantera” e per fare questo El Loco passerà al vaglio non meno di 11.000 calciatori (si, gli 0 sono proprio 3 … undicimila giovani calciatori !) e tra di loro alcuni dei più forti giocatori messicani di sempre quali la leggenda Rafa Marquez, Pavel Pardo o la punta Jared Borgetti. Qualche anno dopo agli attenti osservatori del calcio messicano non sfuggirà il particolare che più della metà dei giocatori della Nazionale Messicana sono stati scoperti proprio dal Loco Bielsa !

In Messico rimane 5 anni, qualche volta lasciando momentaneamente la panchina per fare il Direttore Sportivo (sempre “di campo”, non si pensi a quello classico italiano da scrivania). Nel 1997 arriva addirittura la proposta di diventare allenatore della Nazionale Messicana. Un po’ a sorpresa Bielsa rinuncia e torna in Argentina nel Velez Sarsfield. 4° nel primo campionato vincerà in maniera perentoria l’anno successivo ma i dissapori con alcuni giocatori (il portiere Chilavert su tutti) e soprattutto quello che diventerà un po’ la costante del suo percorso di allenatore di Club; Come tutti i “fondamentalisti” del calcio (pensiamo sempre al nostro Sacchi o al boemo Zeman) Bielsa dà tutto ma pretende altrettanto dai suoi giocatori. Due stagioni sono di solito più che sufficienti a risucchiare ai propri giocatori tutte le energie fisiche e soprattutto nervose.

Arriva così la chiamata tanto attesa dall’Europa; e la seconda squadra di Barcellona, l’Espanyol che cerca di consolidarsi nelle prime posizioni della Liga dopo le buone stagioni di Camacho, diventato nel frattempo Allenatore della nazionale. Ma stavolta è un’altra Nazionale a portar via all’Espanyol il proprio mister; è quella Argentina che finalmente riconosce al Loco il lavoro e i risultati ottenuti negli anni precedenti. Per Bielsa è l’apoteosi, la coronazione del sogno suo e di tutti gli allenatori di quella terra; guidare la nazionale albiceleste. E’ il settembre 1998. L’inizio della sua carriera come DT dell’Argentina è sensazionale; la nazionale di Crespo, Ortega e Veron si qualifica per i mondiali del 2002 in Corea e Giappone con un facilità quasi irrisoria, giocando un calcio spettacolare e offensivo. L’Argentina, che in quegli anni vive una crisi economica senza precedenti, si aggrappa con l’amore e la passione che solo questo popolo conosce verso il calcio alla Nazionale come ad una autentica ancora di salvezza. Sono in molti a pensare che il mondiale del 2002 sarà per l’Argentina il primo grande passo verso una risalita economica e morale del Paese. Nonostante queste roboanti aspettative le cose vanno come peggio non si potrebbe: la nazionale di Bielsa è eliminata al primo turno. Una sconfitta con l’Inghilterra e un pareggio con la Svezia costano l’eliminazione ad una delle favorite del torneo e ridimensionano in maniera importante le capacità e la stima verso Bielsa. Ad onor del vero l’Argentina non gioca affatto male quel torneo e non è neppure troppo fortunata con gli episodi ma a Bielsa viene soprattutto rinfacciato di non aver saputo davvero scegliere fra Crespo e Batistuta, creando incertezze in entrambi e nel resto della squadra. Bielsa si isola, si chiude in se stesso, quasi non fa vita pubblica. Troppo grande la delusione, troppo grande la ferita per rimarginarla in poco tempo …

Fine parte 1

CITAZIONI, ANEDDOTI E CURIOSITA’

Così lo definisce T. Abraham, celebre scrittore argentino

Burbero e sfuggente, posseduto dalla sua propria mente, pazzo per il calcio, sicuro della sua verità, innovativo … una personalità attraente perché incorruttibile

Il credo di Bielsa “Non esiste un solo motivo, neppure uno, per cui un giocatore in campo stia fermo. Il calcio è movimento, il calcio è correre e smarcarsi

La sua filosofia “Un uomo con idee totalmente nuove è un pazzo … fino a quando le sue idee non trionfano. Allora diventa un genio”.

E’ il 1992. Il Newell’s di Bielsa è a San Paolo per la finale di ritorno della Copa Libertadores. In ritiro non ci deve essere spazio per alcuna distrazione. Un solo telefono a disposizione per tutto lo staff e i calciatori. Da usare solo in caso di estrema necessità “Mia moglie è a casa in Argentina ed è in cinta. Ha qualche difficoltà ma sa che può contare sull’aiuto dei genitori e dei suoceri. Ma non su di me. Se qualcuno di voi ha problemi più grossi dei miei potrà usare il telefono, altrimenti no.”

Quello che ha fatto Bielsa come allenatore dei Newell’s vincendo due campionati e sfiorando la vittoria nella Libertadores può sembrare qualcosa di importante ma tutto sommato abbastanza normale. Beh, non lo è. Sapete come si chiama da circa 10 anni lo stadio del Newell’s Old Boys ? ESTADIO MARCELO BIELSA. In Argentina per celebrare i loro eroi non aspettano che muoiano ! (Leggi anche “Cordoba-Mario Kempes”)

Celeberrimo il suo rifiuto al Boca Juniors. Il presidente di allora del Boca, Macrì, lo contatta per telefono “Bielsa, mi farebbe felice averla come allenatore del Boca Juniors. E’ interessato alla proposta ? risposta del Loco “Mi spiace, ma io per telefono non parlo di questa cose. Se le interessa viene qui e ne parliamo.” Macrì prende l’automobile, si “spara” 4 ore di macchina e arriva a casa di Bielsa “Allora Marcelo, le andrebbe di lavorare per il Boca ?”No, mi spiace ma non mi interessa” Fine della chiacchierata.

Nel primo video scampoli di una delle ormai “classiche” conferenze stampa di Bielsa, a metà tra sermoni, trattati filosofici e lezioni di etica e di calcio. Dal nono minuto in avanti il discorso fatto da Bielsa in occasione dell’allenamento conclusivo della prima stagione all’Athletic, dopo le due finali di coppa perse.

Nel secondo e nel terzo una piccola raccolta di alcune delle sue “Locuras” e infine le immagini del suo primo trionfo con il Newell’s e il suo celebre “Newell’s carajo !”

http://youtu.be/nHURy2JvqBM

http://youtu.be/97k-Lpn49P8

http://youtu.be/au9ZH8_C7_0

http://youtu.be/7HZW92eKR1I

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