STORIE … BENEDETTE !!! Il ritorno del “PAYASO” !


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Domenica sera, 31 maggio 2015. Il River Plate sta giocando e vincendo di misura (1 a 0) contro l’imbattuto Rosario Central. I Millionarios, di fronte al proprio pubblico in un gremito Monumental, stanno facendo fatica a contenere gli attacchi degli eccellenti “Canallas” del giovane e bravo mister Coudet. C’è tensione in campo e sugli spalti. Troppo importanti questi 3 punti per “la banda” che dopo aver raggiunto le semifinali della Copa Libertadores non vogliono certo lasciar passare l’opportunità di trionfare nel primo campionato “largo” del post Julio Grondona. Ma al 75mo minuto una scarica elettrica percorre i 55.000 del Monumental. Il figliol prodigo, il giocatore che forse ha rappresentato L’AMORE più incondizionato e cieco degli ultimi 20 anni della storia del River si è tolto la tuta ed è pronto ad entrare in campo … e  a correre nella “sua” cancha dopo che se ne era andato più di 14 anni fa.

L’abbraccio e il bacio del quasi coetaneo “Muneco” Gallardo, giovane mister dei Millionarios, è qualcosa di più di un semplice in bocca al lupo … è una benedizione e un ringraziamento. E’ più che amichevole … è quasi fraterno. Il Monumental si alza in piedi come un corpo unico ad applaudire quel giocatore che per poche stagioni aveva illuminato e scaldato i cuori dei tifosi del River. Potrebbe sembrare una passerella per un giocatore che ha deciso di tornare nel “suo” River per chiudere una carriera che lo ha visto più in infermeria che in campo. Bastano pochi secondi per capire che non è così. Non è AFFATTO così. “El Payaso” è tornato non per raccogliere gli ultimi applausi di una carriera che poteva e doveva dargli di più, aldilà dei tanti titoli vinti o degli ingaggi guadagnati … è tornato per INCANTARE, come allora, come ha sempre fatto in tutte le squadre dove ha giocato. Una finta, un cambio di ritmo, una palla filtrante fra una selva di gambe avversarie, una “vaselina” o una “rabona” … questo era ed E’ Pablito Aimar.

(Chi era l’idolo assoluto di Leo Messi ?)

Nel suo piccolo Club di Rio Quarto, quando ha solo 13 anni, capiscono tutti immediatamente che questo ragazzino esile, piccolo e con una testa di capelli ricci e un talento mai visto da quelle parti, merita ben altri palcoscenici. Il River Plate lo chiama per un provino … si narra che ci mette BEN  4’ e 30” a convincere tutti ! Un tunnel, seguiti da uno scatto e uno stop improvviso e poi una palla rasoterra fra i due centrali avversari … e il compagno solo davanti al portiere. Il River gli mette davanti un contratto ma il babbo di Pablito si oppone; troppo presto. “Torniamo a casa, Pablo continuerà ad andare a scuola e ad abitare con noi … se è davvero così bravo potete anche aspettare un annetto o due”. Deve intervenire direttamente lui, “ El Caudillo” del River … Daniel Alberto PASSARELLA che ci mette tutto l’impegno a convincere il determinato papà di Pablito … che alla fine cede. Pablito lascia Rio Quarto e Cordoba e arriva nella Metropoli. A 16 anni e 9 mesi debutta in prima squadra nel River, in un grande River, pieno zeppo di stelle che pochi mesi prima aveva vinto la Libertadores e che in quella stessa stagione vincerà anche Clausura e Apertura, i due (bellissimi e rimpianti !) tornei “corti” del calcio argentino.

Pablo, che fuori dal campo è di una timidezza impressionante, in campo è a suo agio anche in mezzo a giocatori di valore mondiale come Matias Almeyda, Enzo Francescoli, “El burrito Ortega, lo stesso Marcelo Gallardo o Santiago Solari. Quando le difese avversarie sono chiuse a riccio, quando le linee difensive sono talmente vicine che quasi manca lo spazio per respirare … ecco che il piccolo Pablito si esalta, trovando quasi sempre il pertugio vincente. Sono anni meravigliosi per i Millionarios che giocano un calcio stellare, con un team dove il talento abbonda. Uno degli ultimi trionfi, quello del 1999, vede Aimar giocare alle spalle di Javier Saviola e Juan Pablo Angel mentre l’anno successivo, l’ultimo nelle file del River, incanta per la sua intesa, a volte telepatica, con un altro “enganche” di livello assoluto, quel “matto” di Ariel Ortega.

A fine stagione la lotta per avere Pablo Aimar tra i grandi Clubs europei è serrata; la spunta il Valencia, squadra che si sta ricavando un importante spazio tra le grandi della Liga, insidiando da vicino la supremazia di Real Madrid e Barcellona. Ci vogliono 24 milioni di euro per prendere “el Payaso” e il contratto con il Valencia è di 7 (!) stagioni. Le prime tre stagioni sono memorabili. Il Valencia vince due volte la Liga e anche una Coppa Uefa, in finale con l’Olympique Marsiglia. Ma poi arrivano stagioni meno brillanti. Gli infortuni lo costringono a lunghi periodi fuori dal team e anche i nuovi allenatori arrivati nel dopo Rafa Benitez non sono particolarmente innamorati del talento argentino. Claudio Ranieri poi, lo mette praticamente fuori squadra, preferendo un calcio muscolare e basato su una difesa solida e organizzata e il classico contropiede italico. Quando nell’estate del 2006 i bianchi del Mestalla decidono di cederlo al Real Saragoza quasi arriva una sollevazione popolare ! I tifosi non capiscono perché privarsi di un giocatore che si, non ha la continuità delle primissime stagioni, ma che quando è in condizione regale PIACERE puro agli aficionados del Valencia.

Al Saragozza gli infortuni non gli danno tregua, specialmente quella dannata pubalgia che non lo lascia in pace da anni. Al termine della seconda stagione con i bianco azzurri spagnoli arriva una triste e inaspettata retrocessione.

Rui Costa, direttore sportivo del Benfica, non si lascia sfuggire l’occasione; il club lusitano sgancia quasi 7 milioni di euro per Aimar con il quale conta di rilanciare le sorti del prestigioso Club di Lisbona ormai da troppo tempo lontano dalla ribalta europea. Ma le cose vanno, se possibile, ancora peggio. Aimar non riesce a mettere in fila che pochi minuti e il tempo lo passa più in infermeria e in tribuna che in campo. Addirittura il Benfica intenta una battaglia legale con il Saragozza reo di avere nascosto le reali condizioni di salute del “Payaso” … ( a cosa servono le visite mediche quando si firma per un nuovo Club verrebbe da chiedersi …). Pablo si riprende un pochino, qualche giocata delle sue la concede ancora, qualche assist e qualche gol paiono rabbonire anche gli incazzatisssimi dirigenti lusitani … in un match riesce in questo modo a mandare in gol Suazo …

https://youtu.be/1hysEwIZgM8

Nel 2013, con un altro campionato vinto e diverse coppe nazionali si chiude anche la parentesi portoghese di Aimar.

Ormai i dubbi sul suo stato fisico sono tanti, troppi perché un’altra squadre europea possa prendersi il rischio di acquistare la mezzapunta argentina … firma per uno sconosciuto team in Malesia; lo Johor Football Club ma ad aprile del 2014 il Presidente del Club decide addirittura di rescindere il contratto con Aimar a causa del suo basso rendimento, dovuto, come al solito, ai tanti infortuni.

Passano sei lunghi mesi di incertezze e di dubbi. Pablo sfoglia la proverbiale margherita; forse è giunto il momento di dedicare più tempo alla famiglia, di gustarsi qualche buon asado in compagnia dei fedeli amici di Cordoba ma, quasi dal nulla, arriva la chiamata più inattesa ma di gran lunga la più desiderata; quella del suo ex-compagno del River Gallardo, ora allenatore del Club, che nel suo gioco non può prescindere dal trequartista, dall’enganche come viene chiamato in Argentina, da quel giocatore cioè in grado di “armare” i proprio attaccanti di palle-gol e di incendiare le appassionate ma competenti platee argentine. Pisculichi ha bisogno di un ricambio, Driussi è fortissimo ma ancora acerbo … forse un posticino per Pablito c’è ancora … e al 75mo minuto di domenica sera, 31 maggio 2015, non solo il 70.000 del Monumental ma tutti gli amanti del “BEL CALCIO” lo hanno constatato con i loro occhi … c’è ancora un posto per il “Payaso” e le sue invenzioni.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Il Bomber Ernesto Cavenaghi, gloria assoluta dei Millionarios, e Pablo Aimar sono oggi compagni di squadra nel nuovo River di Marcelo Gallardo. Ma nel 1998, mentre Pablito si era guadagnato il suo spazio in prima squadra a soli 18 anni, Ernesto era un giovane ancorché promettente attaccante delle giovanili. Aimar era il suo idolo e il giovane Ernesto sognava la sua maglia. Troppo timido per chiederla direttamente ad Aimar decide di andare dal magazziniere del River “Ce la fai a procurarmi una maglietta di Pablo ?” “Tranquillo Ernesto, chiedila a lui direttamente. E vedrai che sarà lui ad arrossire di più”. Così fu. Aimar ancora oggi è così. Preferisce un tackle da un mediano del Godoy Cruz che un microfono davanti al naso.

Sempre in merito alla sua timidezza … Durante il suo primo periodo al River Aimar fu invitato alla comunione di una bimba amica di famiglia. Quando arrivò al ristorante fu immediatamente riconosciuto e il gestore del ristorante, al microfono, lo presentò come la star della giornata … Aimar, con grande fatica, si alzò dal tavolo, prese il microfono e disse “Non è affatto vero. La star di oggi è quella bellissima bambina vestita di bianco” … e tornò a sedersi, rosso come un peperone !

“Non so il perché, ma tutti i giocatori di talento provocano sospetto. La gente non si chiede mai se 5 giocatori “di corsa” (aguerridos è il termine usato da Aimar) possano giocare insieme … ma SEMPRE si chiedono SE 5 giocatori di talento insieme possano farlo. Questo non l’ho mai capito.

Parlando del calcio spagnolo dei primi anni 2000. “Ci sono giocatori che sbagliano 10 passaggi di fila, poi al 10mo di fanno 50 metri di campo inseguendo l’avversario, fanno un tackle e buttano la palla in tribuna. La gente si spella le mani per applaudirli. Poi magari c’è Riquelme che tenta due “rabone” di fila, non gli riescono e magari la gente lo fischia … mi pare proprio ci sia qualcosa di sbagliato qua !

“Qui in Spagna sullo 0 a 0 se fai un passaggio indietro puoi prenderti una salva di fischi. E magari era l’unica opzione possibile ! Al River non mi è mai capitato nulla del genere.

Anche con Rafa Benitez al Valencia i rapporti non sono sempre stati idilliaci. Ad un certo punto, durante il secondo anno di Aimar nel team del Mestalla, Benitez lo mette fuori squadra. La motivazione ? “beh, in Europa in questo momento non c’è nessun grande team che gioca con il trequartista” “Vero” gli risponde un insolitamente “vivace” Aimar “Infatti al Real Madrid Zidane fa il terzino” … !!!!

“Non ho mai capito perché a calcio si corre così tanto. Durante una partita arrivai a correre 13 km. E fu anche quella in cui sbagliai più passaggi in tutta la mia carriera !”

A seguire, un po’ di immagini per capire chi è (attenzione, non “chi è stato” !) Pablo Aimar.

https://youtu.be/PpHeGP7Vnlw

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Un pensiero su “STORIE … BENEDETTE !!! Il ritorno del “PAYASO” !

  1. Gulo Belial ha detto:

    Finalmente!
    Uno dei più grandi incompiuti della storia del calcio, anche se non per colpa sua…
    Un grandissimo, purtroppo forse troppo poco noto ai più!!!
    W Pablito!!!

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