STORIE MALEDETTE : DEAN ASHTON


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“Ho atteso questo momento per anni.

Ho giocato praticamente in tutte le rappresentative giovanili inglesi.

Tutti continuavano a dirmi che ero un predestinato, che questo giorno sarebbe arrivato di sicuro … che era solo questione di tempo.

Il mio esordio con la Nazionale del mio Paese, l’Inghilterra, finalmente è arrivato !

Fra meno di un quarto d’ora scenderò in campo.

Al mio fianco ci saranno Steven Gerrard, Rio Ferdinand, David Beckham, Gareth Barry …

In realtà questo momento era già arrivato, due anni fa.

Steve Mc Laren era il nuovo allenatore della Nazionale Inglese.

Era l’agosto del 2006 e per l’Inghilterra si voltava pagina … per l’ennesima volta, dopo l’ennesima delusione. Questa volta ai mondiali di Germania.

Mc Laren ha speso parole importanti per me.

“E’ il centravanti che la Nazionale inglese sta aspettando da tempo. Il classico centravanti come vuole il nostro stile tradizionale ma che in più ha un particolare non da poco: sa giocare a calcio, anche e soprattutto con i piedi.”

E’ il giorno prima della partita. Stiamo provando degli schemi offensivi.

Sono al centro dell’attacco, con Jermaine Defoe che si muove intorno a me, come seconda punta.

Sono al settimo cielo.

Domani si giocherà una amichevole con la Grecia. A Wembley.

Trovatemi un bimbo delle nostre parti che giochi a calcio e chiedetegli dove vorrebbe giocare.

“Wembley” vi risponderà. E con la maglia bianca dei Leoni inglesi addosso.

 Stiamo facendo una piccola partitella, 6 contro 6. Siamo solo noi attaccanti e centrocampisti. I titolari previsti per l’indomani attaccano, le riserve fanno da difensori.

Classica partitella da fine allenamento.

Vado incontro ad una palla che mi appoggia Steve Downing. La stoppo, faccio una finta e poi vado sulla mia sinistra.

Da dietro mi arriva un botta tremenda, pazzesca, sulla caviglia sinistra sulla quale mi stavo appoggiando.

Sento un dolore lancinante … quasi irreale.

Che senso ha una entrata del genere ???

E’ una partitella del cazzo, a fine allenamento a meno di 24 ore dal match !

Penso immediatamente che Darren Bent o Peter Crouch, attaccanti come me e di stazza fisica importante, mi siano franati addosso.

Poi mi giro e quando mi accorgo che a colpirmi è stato Shaun Wright-Phillips, con i suoi 168 cm di altezza e 60 kg o poco più di peso mi verrebbe quasi da ridere … non fosse per quel dolore assurdo che mi arriva fino all’inguine e mi fa scendere le lacrime.

Il giorno dopo io sarò in ospedale, ad operarmi alla caviglia, mentre Peter Crouch, il mio sostituto, segnerà una doppietta in quello che sarebbe dovuto essere il “mio” giorno.

Mi ci è voluto più di un anno per tornare a giocare.

Ci sono volute due operazioni, e migliaia di ore di fisioterapia e di rieducazione.

Ma ce l’ho fatta.

Al West Ham sono stati fantastici.

Mi hanno supportato,  rincuorato, aspettato … perfino coccolato.

Amo gli Hammers e i suoi tifosi.

Sono tornato a segnare, a giocare a buon livello.

Non chiedetemi però se sono “quello di prima”.

Non lo sono … ma non voglio ammetterlo. A nessuno.

Tantomeno a me stesso.

So solo che fra pochi minuti scenderò in campo con la Nazionale di Inghilterra, il mio Paese … e per la prima volta.

D’accordo, non è ne un Campionato del Mondo o un Europeo e non è la Germania, il Brasile o l’Italia.

E’ sono un amichevole di fine stagione contro Trinidad e Tobago … ma per me è come se fosse la finale della Coppa del Mondo.

Tempo ne ho perso tanto è vero … ma è ancora molto quello che mi resta.

In fondo ho solo 25 anni.”

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Quella contro Trinidad e Tobago sarà l’unica partita che Dean Ashton giocherà con la maglia della sua Nazionale.

Meno di 3 mesi dopo, durante la prima sessione di allenamento diretta da Gianfranco Zola, neo-manager degli Hammers, “Deano” si frattura nuovamente la caviglia sinistra.

Inizialmente si parla di 3 mesi di stop, che diventano 6 e poi 8.

Al West Ham le provano tutte.

Deano ha appena firmato un contratto quinquennale con il team dell’East End londinese.

La cartilagine della caviglia però non si riforma, Ashton ci prova e ci riprova ancora. Ma ha perso mobilità, nei movimenti laterali e negli scatti soffre terribilmente. Lui, che per essere un classico ariete inglese di quasi 190 cm sapeva dribblare, sapeva cambiare direzione in velocità, sapeva fintare e toccare la palla “di fino”, sapeva segnare in rovesciata, con tiri al volo e da fuori area.

Nell’autunno del 2009, esattamente un anno dopo il secondo terribile infortunio in allenamento, Gianfranco Zola annuncia alla stampa che le possibilità di rivedere Dean Ashton in campo si stanno riducendo in maniera preoccupante.

A dicembre di quell’anno Dean Ashton, a soli 26 anni, annuncerà il ritiro dal calcio.

Il rischio era troppo grande. Continuare a giocare sarebbe stato troppo rischioso. C’era il rischio di rimanere zoppo tutta la vita.

Il West Ham perderà una icona, un centravanti di valore assoluto, il leader d’attacco dei “claret&blue” per tante e tante stagioni a venire.

Il calcio inglese perderà forse l’unico vero erede naturale di Alan Shearer, quel centravanti di peso “ma che sa giocare a calcio” come il manuale del “maestri del calcio” pretende.

Con un intervento chirurgico successivo si è deciso di fondere alcune delle ossa della caviglia di Deano assieme, per evitare che frammenti di quella caviglia senza cartilagine se ne andassero in giro a creare problemi e dolori.

Sono passati 6 anni da quel giorno. “Deano” è diventato un eccellente giocatore di golf, ha una bellissima famiglia con due maschietti e sempre più spesso appare nelle vesti di commentatore televisivo, facendosi ammirare per la sua sagacia e il suo equilibrio.

A 33 anni c’è una vita intera davanti.

E allora buona fortuna “Deano”, almeno tutta quella che non hai avuto nel calcio.

Nota dell’autore:

Ci tengo a precisare che le parole in prima persona della parte iniziale dell’articolo sono di pura fantasia del sottoscritto e non sono certo le parole di Dean Ashton anche se da parte mia (da grande fan di Dean Ashton fin dai tempi del Crewe Alexandra) c’è stata una approfondita ricerca per ricostruire il più possibile nel dettaglio le situazioni descritte.

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