STORIE MALEDETTE: LEIVINHA “El Principe”


leivinha palmeiras

“L’unica certezza è che finora non siamo stati neanche lontanamente all’altezza delle aspettative.

Due pareggi, entrambi senza reti ed entrambi tutt’altro che esaltanti.

Non sono certo i risultati che ci si attendono dalla squadra Campione del Mondo !

… ancora meno quando la squadra in questione è il BRASILE.

Quel Brasile che solo 4 anni fa in Messico ha incantato il mondo con il suo calcio offensivo, creativo e spettacolare.

Tanto da far dire a molti “addetti ai lavori” che quel Brasile è stato con ogni probabilità la più forte squadra di tutti i tempi.

Era il Brasile di Pelé.

Pelé che in quel mondiale, alla soglia dei 30 anni, raggiunse probabilmente la vetta più alta della sua meravigliosa e ineguagliabile carriera.

Era il Brasile dei cinque “n° 10” schierati contemporaneamente in campo.

Jairzinho con il 7, Gerson con l’8, Tostao con il n° 9, Pelé (ovviamente !) con il 10 e Rivelino con l’11.

Tutti loro, nelle rispettive squadre di club, giocavano con il n° 10, il numero che in Brasile si da al giocatore più talentuoso della squadra.

Alla faccia di tutte le alchimie tattiche e i discorsi sugli equilibri difensivi e offensivi, su quelli tra la tecnica e la corsa.

Adesso, a distanza di 4 anni, siamo qua in Germania con un titolo da difendere.

Di quel magico quintetto sono rimasti solo Jairzinho e Rivelino.

Ma non sono certo quelli di 4 anni fa.

Jairzinho ha perso quello spunto bruciante del Mondiale messicano e Rivelino è ora in cabina di regia ma anche per lui gli anni iniziano a farsi sentire.

Sono i nostri leaders e sono ancora grandi campioni … Ma la differenza non la fanno più.

Due pareggi, all’esordio contro la Jugoslavia e poi contro la Scozia.

Due partite giocate sotto la pioggia incessante che non ci ha certo aiutato.

Io gioco in attacco, a fianco di Jairzinho.

E’ su noi due che ricade la responsabilità di fare gol.

E finora abbiamo fallito.

Oddio, non ci sono andato poi così lontato ! Contro la Scozia ho colpito la traversa con un gran tiro al volo … e probabilmente sta ancora vibrando !

https://youtu.be/mmbH4Z-jz3o

Ma di gol … neppure l’ombra.

Mario Zagalo è un grande allenatore, ed una eccellente persona.

Continua a farci coraggio, a dire che il top della forma è vicino, di avere pazienza e i che i gol arriveranno e con loro quella fiducia in noi stessi di cui abbiamo terribilmente bisogno … e che sembra sparita chissà dove dopo le prime due opache prestazioni.

Il problema è che stiamo giocando senza un vero centravanti.

Non lo è Jairzinho e non lo sono neanch’io.

Nel Palmeiras, la mia squadra di Club, gioco alle spalle di un vero centravanti come Ronaldo o Cesar “Maluco”.(e con un genio come Ademir Da Guia in cabina di regia !)

E invece qui in Germania un vero centravanti non l’abbiamo.

E facciamo fatica a creare occasioni.

Una fatica tremenda.

Conquistiamo palla, Rivelino è il catalizzatore del nostro gioco, Jairzinho ed io proviamo ad attaccare gli spazi arrivando da dietro ma … non c’è nessuno a fare da punto di riferimento, capace di farci “salire” o fungere da appoggio.

Ma Zagalo continua a dirci che le cose cambieranno … e presto.

Per fortuna la prossima partita, l’ultima del girone di qualificazione, la giocheremo contro la matricola Zaire, prima rappresentante del calcio africano in un campionato del mondo.

Lo Zaire ne ha presi 9 dalla Jugoslavia !

A noi ne basteranno 3 per passare il turno.

Insomma … proprio la partita di cui abbiamo bisogno per sbloccarci.

E allora basterà aspettare domani, alle ore 16.00 del 22 giugno 1974.

… quando, speriamo, inizierà davvero il nostro mondiale.”

Joao Leiva Campos Filho “LEIVINHA”  di quel mondiale giocherà ancora la bellezza di un quarto d’ora scarso.

Si, perché nella partita con lo Zaire, una uscita folle e sconsiderata del portiere africano gli costerà un grave infortunio al ginocchio che gli precluderà la possibilità di giocare anche solo un altro minuto di quel Mondiale in cui un Brasile non certo trascendentale finirà la sua corsa in semifinale contro la meravigliosa Olanda di Cruyff e soci.

 

 

Leivinha, oltre ad essere stato il mio primo idolo “straniero” da bambino (quello italiano era Pierino Prati) è stato anche e soprattutto un calciatore F-A-N-T-A-S-T-I-C-O

Lo conoscono in pochissimi.

Ed è una grande ingiustizia.

Una tecnica sopraffina, eccellente con entrambi i piedi, veloce ma con due peculiarità assolute; una strabiliante abilità nel gioco aereo ( nonostante con i suoi 176 cm non fosse certo un gigante ! ) e la sua “bicicleta”, resa famosa diversi anni dopo dal suo connazionale Robinho ma della quale pare che l’inventore o quantomeno il primo vero “utilizzatore seriale” sia proprio stato il biondo attaccante brasiliano. (vedere nel filmato allegato)

https://youtu.be/yc6CIeRWDlI

Leivinha inizia nel piccolo Club del Linense prima di passare al Portuguesa, squadra di prima divisione Brasiliana.

L’inizio è folgorante.

Gioca 31 partite e segna la bellezza di 37 gol.

A quel punto tutte le più grandi squadre brasiliane e di mezzo Sudamerica sono sulle sue tracce.

Eloquente la foto qui sotto, dove si vede un giovanissimo Leivinha circondato dalle casacche dei principali teams che stanno in quel momento cercando di accaparrarsi i suoi servigi.

 leivinha1.png

Alla fine la scelta cade sui “Verdao” del Palmeiras, anche conosciuti come la “Palestra Italia”, in quanto fondata nel 1914 da emigrati italiani in seguito ad una tourné in Brasile di Torino e Pro Vercelli, squadra emergente del calcio brasiliano che nelle sue fila annovera campioni di assoluto valore come il biondo regista ADEMIR DA GUIA (il cui unico difetto è stato quello di essere … il 6° più forte n° 10 dei primi anni ’70 !), il portiere LEAO, che giocherà con il Brasile i mondiali del 1974 e del 1978 e del fortissimo difensore centrale Luis Pereira che con Leivinha condividerà la fantastica esperienza spagnola nell’Atletico Madrid.

Con il Palmeiras vincerà il campionato nazionale brasiliano del 1972 e del 1973.

Nel 1972 c’è l’esordio in Nazionale.

E’ in un torneo giocato in Brasile in quello stesso anno che Leivinha mostra appieno tutte le sue doti.

https://youtu.be/23GqQlz_TJc?list=PL371301399B5C542E

E’ il momento del “passaggio generazionale”.

Pelè e Tostao sono ormai al tramonto e Leivinha si sta affermando come quel calciatore moderno e completo che pare perfetto per restare ai vertici di un calcio che in Europa vede il calcio rivoluzionato dal meraviglioso Ajax di Cruyff, Neeskens, Krol e Rep e di li a poco dalla Nazionale Olandese, con Rinus Michels profeta della più grande trasformazione nel modo di interpretare il calcio dai tempi della grande Ungheria del 1958 di Puskas e Hidegkuti.

Arrivano i mondiali del 1974 in cui Leivinha pare pronto a recitare una parte da prim’attore.

E’ uno dei pochissimi che si salva nella fase iniziale.

L’altro è il brillante terzino Francisco Marinho, autentica rivelazione di quel Mondiale, che con le sue scorribande sulla fascia sinistra e la sua zazzera bionda fece innamorare rispettivamente addetti ai lavori e migliaia di teenagers.

Ma la sfortuna, che accompagnerà la carriera di Leivinha per tutto il resto della carriera, manda i suoi primi segnali proprio in quell’edizione dei Mondiali.

Con lo Zaire arriva il primo brutto infortunio che gli impedirà di giocare il resto di quell’edizione dei Mondiali e lo terrà ai box per diversi mesi.

L’anno successivo, nel 1975, arriva la svolta della sua carriera; al termine dell’allora prestigiosissimo torneo precampionato “”Ramon Carranza” che si disputa a Cadice e che soprattutto allora vedeva la partecipazione delle più grandi squadre di Club del Mondo, dove Leivinha giocò a livelli sublimi (e segna un memorabile gol al Real Madrid).

In Spagna, a differenza dell’Italia, le frontiere sono già aperte e in quel momento nella Liga ci sono tanti tra i più grandi giocatori del Mondo.

C’è il Barcellona “Olandese” di Sua Maestà Johann Cruyff con il fedele scudiero Neeskens, c’è il Real Madrid (che vincerà il campionato in quella stagione) dei tedeschi Netzer e Breitner.

La risposta della terza forza del campionato spagnolo, l’Atletico Madrid allenato da un giovanissimo Luis Aragones, non si fa attendere; i “Materassai” della capitale decidono di far spesa in Brasile: arrivano il difensore centrale Luis Pereira e proprio Leivinha.

L’impatto alla prima apparizione in campionato, è devastante; un 4 a 1 al Salamanca con un tripletta di Leivinha.

https://youtu.be/gCgNO9lwElk

Il repertorio è quello dei grandi attaccanti; stacco imperioso e zuccata vincente, azione di rimessa palla al piedee dopo aver saltato il portiere in dribbling palla in rete da un angolo quasi impossibile. Il terzo è il classico gol di opportunismo da navigato attaccante.

La stagione di Leivinha è da incorniciare; 18 gol in 31 partite e il secondo posto nella classifica marcatori, dietro il bomber Quini (famoso anni dopo per essere stato vittima di un rapimento mentre giocava nelle file del Barcellona).

Leivinha gioca nel suo ruolo preferito, da trequartista con libertà di muoversi su tutto il fronte di attacco inserendosi da dietro con il suo eccellente tempismo.

La stagione successiva arriva all’Atletico Madrid il forte centravanti argentino Ruben Cano, che poi prenderà la nazionalità spagnola e contenderà per qualche anno il posto di n° 9 delle furie rosse al grande Santillana, centravanti del Real Madrid che i tifosi interisti con le tempie grigie ricorderanno sicuramente.

Con una coppia del valore di Ruben Cano e Leivinha, più “El Raton” Ayala in appoggio, l’Atletico diventa ancora più temibile.

Le avversarie sono agguerritissime ma l’Atletico Madrid alla fine della stagione metterà in fila tutti, vincendo una storica Liga.

Leivinha però inizierà proprio in quella stagione, a soli 27 anni, la sua terribile via crucis, fatta di incidenti, fratture, recuperi e poi di nuovo infortuni in serie.

In Spagna il calcio è violento in quel periodo e per i giocatori di classe sono tempi durissimi.

Leivinha in quella stagione giocherà solo 15 partite, segnando comunque 8 reti.

La svolta, forse decisiva per la sua carriera, avviene alla seconda giornata.

L’Atletico Madrid gioca fuori casa, a Vigo, contro il Celta.

L’entrata di un difensore del Celta è di quelle da codice penale; i legamenti crociati di Leivinha saltano.

Ci vorranno quasi 7 mesi prima di rivederlo in campo.

Nella sua terza stagione in Spagna le cose non cambiano; 18 partite e 7 reti tra le cui spicca un’altra tripletta, proprio al Celta di Vigo.

Ma non riesce più a giocare con continuità.

Il suo eccellente spunto in velocità non è più lo stesso.

Ma l’Atletico continua a credere in lui.

I tifosi adorano il loro “Principe” e la dirigenza gli offre un altro anno di contratto.

Lo score è identico alla stagione precedente; 18 presenze e 7 reti.

Un altro infortunio, ancora al ginocchio e un lungo periodo fuori dal campo.

E’ evidente che un calcio così competitivo non è più adatto alle ginocchia martoriate di Leivinha.

Arriva però una proposta stimolante e soprattutto allettante dal punto di vista economico; i COSMOS di New York lo vogliono nelle proprie fila.

Proprio li dove hanno giocato Pelè, Beckenbauer e il nostro Giorgio Chinaglia fra gli altri.

C’è un contratto faraonico per quattro stagioni, a partire dall’aprile del 1980.

Per restare in forma, terminato il contratto con i Colchoneros nel giugno del 1979, Leivinha accetta l’offerta del San Paolo, gli acerrimi rivali del “suo” Palmeiras.

Si tratta di giocare qualche mese, mantenere un buon livello fisico, e poi andare a chiudere la carriera con le tasche piene dei dollari dei Cosmos.

Ovviamente però la dea bendata non ne vuole sapere di concedere tregua al biondo talento brasiliano …

Altro infortunio.

E questo sarà l’ultimo.

A soli 29 anni Leivinha dovrà lasciare il calcio.

Ora fa il commentatore televisivo, sempre pacato, bonario, mai sopra le righe.

Come era in campo, dove sapeva farsi amare dai suoi compagni non solo per l’enorme talento, ma anche per il suo spiccato altruismo.

Di lui restano i commenti dei vecchi compagni di squadra di quel meraviglioso Atletico Madrid.

leivinha cv.jpg

Chi, come il terzino Marcelino, lo descrive come colui che “Rivoluzionò il calcio spagnolo. Quello che sapeva fare lui non l’avevo mai visto fare da nessun altro giocatore. Era di una qualità tecnica impressionante. Era incredibile vedere come saltava con facilità irrisoria i difensori con la sua “bicicleta” che nessuno allora faceva e che soprattutto nessuno riusciva a fermare. Aveva una visione di gioco straordinaria e di lui colpiva che nello stesso giocatore c’era tecnica, velocità, dribbling e anche un’impressionante abilità nel gioco aereo”

Garate, storico centravanti dell’Atletico Madrid, che, ormai al crepuscolo quando Leivinha arrivò all’Atletico, lo ricorda così “Leivinha era un autentico spettacolo per gli occhi. Un giocatore straordinario. Tutti parlano delle sue “bicicletas” o della sua abilità nel gioco aereo … a me colpirono due cose ben distinte; una, la sua straordinaria abilità nel controllare il pallone con il petto e l’altra il suo incredibile altruismo. Credo che nei suoi anni all’Atletico abbia forse fatto più assists che reti.”

Ma, forse ancora più degni di nota, i commenti sulle sue qualità umane.

Garate lo ricorda come “una persona di grande spessore umano. Umile, attento e sempre gentilissimo e disponibile, senza nessuna mania di protagonismo”.

Rubio fu l’attaccante che nell’ultima stagione di Leivinha nell’Atletico contese e alla fine fece il suo il posto di attaccante al fianco di Ruben Cano e dell’altro argentino, il “capellone” Ruben Hugo Ayala.

Ebbene, proprio Rubio afferma che “nessuno mi è stato più vicino e mi ha insegnato più cose di Leivinha. Per me è stato il giocatore più forte che sia mai passato dall’Atletico Madrid.”

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Uno dei gol più “tramandati” nei racconti dei tifosi dell’Atletico Madrid è un gol davvero particolare che Leivinha segnò al grandissimo Iribar, portiere dell’Athletic di Bilbao e della Nazionale spagnola.

SI sta giocando appunto Atletico vs Athletic. Il risultato è ancora fermo sullo 0 a 0.

Iribar ha il pallone tra le mani e, come permesso dai regolamenti di allora, decide di farlo rotolare davanti ai suoi piedi prima di riprenderlo in mano per rinviare.

… senza accorgersi che dietro di lui c’è ancora Leivinha nei paraggi che, rapidissimo, arriva, gli ruba il pallone un attimo prima che Iribar si chini per raccoglierlo per depositarlo con fulminea rapidità nella porta sguarnita.

Ma il ricordo più vivo di chi vide in diretta la scena fu che Leivinha, in evidente imbarazzo, immediatamente dopo aver segnato, si avvicina al portierone basco e … gli chiede scusa !

Un week end a San Sebastian, per un match contro la Real Sociedad, rimarrà ben impresso nella memoria di Leivinha.

Il giorno prima del match, come spesso capitava allora, i giocatori sono in viaggio verso San Sebastian con un pullman di linea. Al loro arrivo alla fermata stabilita troveranno dirigenti e accompagnatori dell’Atletico che porteranno i giocatori in albergo.

Solo che Luis Pereira e Leivinha non scendono alla fermata stabilita.

Si sono addormentati. Nessuno se ne accorge.

L’unico che se ne accorgerà sarà l’autista del pullman che arrivato al capolinea ad Irun troverà i due brasiliani addormentati sui sedili !

I quali dovranno prendere un taxi e arrivare diverso tempo dopo all’albergo fra le scontate risate di scherno dei compagni !

Nel match del giorno dopo, per chiudere in bellezza un week end non certo da incorniciare, Leivinha verrà espulso, unica volta nella sua carriera in Spagna, per una violenta e inopinata aggressione a gioco fermo al difensore donostiarra Gajate.

Altrettanto particolari furono le circostanze in cui i due brasiliani firmarono per l’Atletico Madrid.

Si era appena concluso il famoso torneo Carranza, vinto dal Palmeiras e con Leivinha sugli scudi per le sue prestazioni e per il fantastico gol al Real Madrid.

Sull’aereo che riporta i giocatori “Verdao” a San Paolo ci sono anche il vice-presidente dell’Atletico Madrid Santos Campano e il medico sociale Dr. Ibanez che stanno andando in Brasile a verificare le condizioni del probabile neo-acquisto dei Colchoneros, il centrocampista brasiliano Ivo Ardais.

Si accorgono allora che sull’aereo con loro ci sono anche Luis Pereira e Leivinha.

A quel punto Santos Campano si avvicina ai due e a bruciapelo butta lì un “ma a voi due piacerebbe giocare nell’Atletico Madrid ? Il si di Pereira e Leivinha è perentorio. I tre, insieme al Dr. Ibanez scendono dall’aereo, trovano a San Paolo un laboratorio dove improvvisare una estemporanea visita medica.

Dopo poche ore il 4 sono su un altro aereo … quello che però sta facendo il tragitto inverso, da San Paolo a Madrid dove, di li a poche ore e pochi minuti dalla chiusura delle registrazioni per l’imminente campionato spagnolo, i due firmeranno per l’Atletico.

… c’è un bellissimo libro dedicato qualche anno fa ad uno dei grandi “maledetti” del calcio britannico, Robin Friday, giocatore dal talento cristallino che a causa dei suoi problemi personali e di dipendenza dalla droga non giocò mai più su della Terza divisione inglese … il libro si intitola “The greatest footballer you never saw” …

Beh, credo che questo titolo possa calzare a pennello anche per Leivinha …

https://youtu.be/1FSbpM5w3CM

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STORIE MALEDETTE: ORESTE OMAR CORBATTA “El Arlequin”


corbatta

Si parlava di ali destre.

In Argentina, quando si parla di numeri 7, il primo nome che viene citato è proprio il suo: Oreste Omar Corbatta.

Nel Racing Club di Avellaneda il suo nome è leggenda, di quelle da tramandare nei racconti di generazione in generazione.

“El Arlequin” “El Garrincha argentino” “El Loco” “El dueno de la raya” … sono solo alcuni dei suoi soprannomi.

Di sicuro c’è che l’abusato “genio e sregolatezza” con lui raggiunse un livello fino ad allora sconosciuto.

Corbatta nasce nel 1936 a Daireaux nella provincia di Buenos Aires.

Le giovanili le passa nell’Estudiantes ma è il Racing a dargli la possibilità di esordire in prima squadra. (anche perché all’Estudiantes pare che rubasse gli scarpini dei compagni di squadra per ricavarci qualche pesos …)

Esordio a 19 anni.

Ma Corbatta è un idolo ancor prima di esordire.

In una amichevole precampionato contro il Quilmes lo stadio del Racing si riempie.

Non certo per la trascendenza del match.

Ma perché tutti vogliono vedere lui, “El Loco”, di cui si raccontano già meraviglie.

E quel giorno, Corbatta, non gioca neppure …

Nel giro di due anni è già un titolare inamovibile della Nazionale Argentina.

C’è anche lui nella linea d’attacco dei “Carasucias” (qui da noi conosciuti come “gli angeli dalla faccia sporca) con Sivori, Maschio e Angelillo che distrusse il Brasile nella finale del Campionato sudamericano del 1957.

Peccato però che solo un anno dopo, ai mondiali di Svezia, il Brasile del ragazzino Pelé i mondiali li vinse mentre l’Argentina uscì in modo indecoroso al primo turno … e l’unico a salvarsi di quella spedizione fu proprio lui, Corbatta, autore di tre gol in tre partite.

Durante quei mondiali uno dei tanti aneddoti della sua incredibile e ahimè breve vita.

Amedeo Carrizo, il mitico portiere argentino del River Plate, faceva parte anch’egli della spedizione.

Corbatta si è già costruito una fama di infallibile rigorista ma Carrizo, altrettanto bravo nel pararli i rigori, lo sfida ad un singolare duello; 50 calci di rigore tirati da Corbatta.

Carrizo vince la sfida se ne para almeno 10, in caso contrario vittoria di Corbatta.

La notizia della sfida fa il giro tra addetti ai lavori e tifosi.

A fine allenamento c’è più gente ad assistere alla sfida tra i due che in una normale partita del campionato svedese.

Corbatta segna 49 volte.

Con il 50mo rigore colpirà il palo.

“Il segreto ? mi metto sempre di lato alla palla, mai di fronte. E guardo il portiere negli occhi. Mai la porta o l’angolo dove voglio tirare. Mi basta che accenni un movimento … e lo faccio secco.”

L’anno prima, durante un amichevole in Uruguay, fa letteralmente impazzire il terzino uruguagio Pepe Sasia, che non riesce neppure ad avvicinarlo, saltandolo sempre in dribbling con facilità irrisoria.

Ne prende le sue difese un compagno di Sasia, che, da dietro, rifila un calcione tremendo a Corbatta.

Mentre il n° 7 argentino è ancora a terra Sasia capisce che quella sarà probabilmente l’unica occasione in tutta la partita in cui potrà avvicinarsi a Corbatta … finge di aiutarlo a rialzarsi e poi gli rifila un tremendo pugno in faccia.

Da quel giorno il sorriso di Corbatta sarà con due denti in meno.

Nel Racing è amato alla follia.

Gli si perdona di tutto.

Non si allena praticamente mai.

E il suo demone personale, l’alcool, inizia a diventare sempre più ingombrante.

A volte lo vanno a prendere direttamente a casa. Sanno che se mezz’ora prima del match non si è ancora presentato qualcuno dovrà andare a casa a prenderlo.

Prima di un importantissimo match di campionato contro l’Estudiantes Corbatta arriva allo stadio completamente ubriaco.

Tre secchi d’acqua fredda pare non ottengano alcun risultato.

Ma è troppo forte per lasciarlo fuori.

Mentre il manager da le ultime istruzioni prepartita Corbatta sonnecchia appoggiato al lettino del massaggiatore.

Le uniche parole che riesce a dire sono “non passatemi la palla che non la vedo”.

Segnerà due gol.

Chissà quanti ne avrebbe fatti se la palla l’avesse vista …

Il suo problema con l’alcool peggiora di giorno in giorno.

Gli mettono un angelo custode alle costole, nelle trasferte con la squadra specialmente.

Mentre è con lui non beve, pare pian piano ritrovare un po’ di equilibrio.

Poi però l’amara sorpresa: quando lasciano gli hotels dove la squadra soggiorna si accorgono che sotto il letto c’è sempre un cimitero di bottiglie di birra vuote …

Nel 1963 il Boca spende 12 milioni di pesos per acquistare Corbatta.

Con quel denaro, quella montagna di denaro, il Racing Club amplia il suo stadio e costruisce un complesso sportivo.

In 3 anni scarsi al Boca giocò solo 18 partite segnando 7 reti.

3 delle quali nello stesso incontro, al Velez Sarsfield nella Bombonera.

I suoi eccessi però stanno diventando fuori controllo e il Boca a quel punto è ben felice di recuperare parte dell’investimento di pochi anni prima cedendo Corbatta all’Independiente di Medellin.

Di lui, nei 4 anni passati in Colombia, si ricordano i 5 gol segnati in una partita di campionato contro il Deportes Tolima ma anche il rigore sbagliato (uno dei pochissimi) in una partita di Copa Libertadores … proprio contro il “suo” Racing Club.

Proprio qui in Colombia la sua esistenza personale scende in una china dalla quale “El Arlequin” non saprà più risollevarsi.

Con l’ennesimo divorzio se ne vanno praticamente tutti i pochi soldi rimasti e l’alcool diventa sempre più il vero padrone della sua vita.

Al suo ritorno in Argentina non c’è esattamente la fila di grandi Clubs pronti a farsi carico di un giocatore talentuoso ma di così difficile gestione.

Finisce i suoi anni in squadre minori della Provincia argentina dove alterna prestazioni eccellenti ad altre clamorosamente insufficienti.

Quanto mai significativo uno degli aneddoti di quel periodo. Durante un match giocato nella “cancha” del Ferro, in una di quelle giornate abuliche dove Corbatta si limita a corricchiare indolente lungo la linea laterale.

Gli si avvicina un fotografo “forza Corbatta, mettiti a giocare che ti scatto una foto !”

Corbatta lo guarda incuriosito “Se me la fai, gioco”.

Tempo pochi secondi e Omar Oreste Corbatta si fa dare la palla da un compagno di squadra, parte in dribbiling saltando tre avversari e spara un diagonale imprendibile per il portiere avversario.

A quel punto tutto tronfio si gira verso il fotografo “Allora ? Hai fatto la foto ?”

“No” è la risposta sconsolata del fotografo … “non mi hai neanche lasciato il tempo di inserire il rullino” !!!

Pare che “hijo de la puta madre que te pariò” sia stato l’epiteto più gentile che si prese quel giorno quel fotografo … con Corbatta che per tutto il resto della partita continuò a camminare lungo la fascia destra senza quasi mai toccare il pallone …

Gli ultimi giorni della vita di Corbatta sono di miseria e di alcool, con il Racing che gli concede una piccola stanza nel centro di allenamento e gli dà qualche pesos per dare una mano con il settore giovanile.

I suoi eccessi gli regaleranno un tumore in gola che si porterà via “El Arlequin” nel dicembre del 1991, a soli 55 anni.

Di lui, tanti ricordi, una via con il suo nome e tante persone dentro e fuori dal Club, che ammettono che per lui si sarebbe potuto fare di più.

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Per finire qualche altro aneddoto su questo ennesimo personaggio tragico e romantico della grande storia del futbol argentino;

Corbatta era di un timidezza fuori dal comune e in virtù delle sue poverissime origini rimase analfabeta per tutta la vita. Era la cosa di cui si vergognava di più in assoluto e per fare in modo che meno persone possibili ne fossero a conoscenza era pressoché impossibile incontrarlo in luogo pubblico senza che Corbatta avesse con un quotidiano o un libro ben in vista nella tasca delle giacca.

Sempre causa la sua timidezza i compagni di squadra del Racing gli fecero conoscere una prostituta della quale Corbatta s’innamorò perdutamente arrivando perfino a sposarla. Rimasero insieme diversi anni ma un giorno, di ritorno da una trasferta con il Club, trovò la casa vuota … senza la moglie e senza tutto il mobilio.

Di mogli ne ebbe quattro e dei suoi matrimoni amava dire”beh, il secondo, il terzo e il quarto finirono male. Il primo invece malissimo” !!!

Durante un “clasico” contro l’Independiente il rude terzino Alcides Siveira, che non riusciva proprio a toccare palla ripetutamente “umiliato” dal dribbling e dalla velocità di Corbatta, decise di passare alle maniere forti. Le sue entrate diventarono così aggressive che ad un certo punto Corbatta andò a nascondersi dietro i poliziotti schierati a bordo campo !

Partita di campionato contro il Godoy Cruz. E’ il compleanno del centravanti del Racing Marques Sosa. “oggi ti regalo due gol” gli dice Corbatta prima del match. E così fu !

Due meravigliosi cross dalla linea di fondo e due palloni facili facili per Sosa da spingere in fondo alla rete.

Una cosa davvero particolare, soprattutto per chi ama e conosce il calcio argentino e l’attaccamento della gente ai propri colori, riguarda proprio Corbatta. Pare infatti che siano stati tanti i tifosi di squadre avversarie ad abbonarsi in quel periodo ANCHE al Racing Club … solo per vedere Corbatta in azione …

Infine, il calcio secondo Oreste Omar Corbatta “Sapete perché non riescono a togliermi la palla ? Perché lei ed io siamo innamorati e lei non vuole andarsene da me. Se la vogliono prima mi devono buttare per terra”.

Su di lui pochi anni fa è stato fatto un documentario davvero bello e toccante che ripropongo interamente qui di seguito.

 

LA STAR DEL FUTURO: HERNAN TOLEDO


Ci sono ruoli nel gioco del calcio che hanno un fascino tutto loro, davvero unico e speciale. In modo particolare quelli legati alla BELLEZZA del calcio stesso, quelli che fanno dell’estro, della fantasia, della tecnica e dell’intelligenza le caratteristiche peculiari.

Difficile che ci si innamori del roccioso difensore centrale con i piedi con la sensibilità di un mattoncino faccia-vista, o del mediano che corre 12 km a partita ma è poi in difficoltà nei passaggi di una gittata superiore ai 10 metri.

Nel calcio, da sempre, i ruoli della BELLEZZA sono quelli del n° 10, il genio, il creativo, l’irriverente, il folle. Inutile fare nomi. Pensiamo ai più grandi della storia e praticamente giocavano tutti con il n° 10 (tranne uno che amava il n° 14).

Ma ad una stretta incollatura da questo c’è quello dell’ala, che nella nostra memoria di ragazzini era quello dell’ala, n° 11 ma soprattutto dei numeri 7. Per i nostri genitori erano i Garrincha, i Matthews, i Best o i nostri Meroni, Mora fino ad arrivare a Causio, Claudio Sala o Bruno Conti.

Questi funamboli con le suole incollate alla linea laterale, capaci di saltare il proprio avversario con una facilità irrisoria e di calibrare crosses al bacio per il centravanti di stazza in mezzo all’area, oppure capaci di uscire dalle situazioni più intricate, apparentemente chiusi e senza via di scampo ad un metro dalla bandierina del corner per poi inventarsi un tunnel, una giocata con la suola della scarpa, una finta improvvisa e lasciarsi alle spalle un terzino incredulo e sbigottito.

Il calcio argentino, il mio adorato calcio argentino, non ha mai smesso di produrre grandi ali.

Ho già parlato in queste pagine di due tra i più grandi, Ortiz e Houseman.

De Maria e Lamela li conoscono un pò tutti.

Ma oggi voglio parlare di uno che chissà, potrebbe diventare davvero il più forte di tutti; Hernan Toledo, classe 1996, del Velez Sarsfield.

E’ un destro naturale che il più delle volte gioca a sinistra.

Di lui colpiscono l’impressionante cambio di passo, quella capacità di cambiare ritmo nel pieno della corsa che hanno solo in pochi nel calcio moderno.

Quello che fa credere ai terzini di averti in pugno, per poi in realtà rimanere spesso con un palmo di naso … e vedere di Toledo soltanto i talloni.

Altra caratteristica davvero rara e sempre più decisiva nel calcio moderno è la sua capacità di correre al massimo della velocità tenendo sempre e con apparente facilità, il pallone incollato al piede.

E poi finte, tunnel, “gambetas” a ripetizione.

Ha, ovviamente, margini enormi di miglioramento.

Il cross è da perfezionare e di gol per ora ne ha fatti davvero pochini in Primera (in realtà solo 1 … ma che gol mamma mia !).

Qualche volta eccede nel dribbling e spesso va quasi a cercare il suo avversario diretto anche quando una giocata più semplice sarebbe più produttiva.

Ma se non fosse così, non sarebbe “un’ala”, questa bellissima razza che pareva in via di estinzione ma che il calcio sudamericano, e argentino in particolare, sta rivalutando in maniera importante.

… e quando, fra pochi mesi o addirittura settimane, sentirete parlare di Hernan Toledo e di qualche grande Clubs sulle sue tracce, ricordatevi che qui, tra di noi amanti di quell’inesauribile bacino di talenti che è il calcio argentino, ne avevamo già parlato !!! 😉

Piccolo riassunto di alcune delle sue giocate.

Guardare e … ammirare !