STORIE MALEDETTE: ORESTE OMAR CORBATTA “El Arlequin”


corbatta

Si parlava di ali destre.

In Argentina, quando si parla di numeri 7, il primo nome che viene citato è proprio il suo: Oreste Omar Corbatta.

Nel Racing Club di Avellaneda il suo nome è leggenda, di quelle da tramandare nei racconti di generazione in generazione.

“El Arlequin” “El Garrincha argentino” “El Loco” “El dueno de la raya” … sono solo alcuni dei suoi soprannomi.

Di sicuro c’è che l’abusato “genio e sregolatezza” con lui raggiunse un livello fino ad allora sconosciuto.

Corbatta nasce nel 1936 a Daireaux nella provincia di Buenos Aires.

Le giovanili le passa nell’Estudiantes ma è il Racing a dargli la possibilità di esordire in prima squadra. (anche perché all’Estudiantes pare che rubasse gli scarpini dei compagni di squadra per ricavarci qualche pesos …)

Esordio a 19 anni.

Ma Corbatta è un idolo ancor prima di esordire.

In una amichevole precampionato contro il Quilmes lo stadio del Racing si riempie.

Non certo per la trascendenza del match.

Ma perché tutti vogliono vedere lui, “El Loco”, di cui si raccontano già meraviglie.

E quel giorno, Corbatta, non gioca neppure …

Nel giro di due anni è già un titolare inamovibile della Nazionale Argentina.

C’è anche lui nella linea d’attacco dei “Carasucias” (qui da noi conosciuti come “gli angeli dalla faccia sporca) con Sivori, Maschio e Angelillo che distrusse il Brasile nella finale del Campionato sudamericano del 1957.

Peccato però che solo un anno dopo, ai mondiali di Svezia, il Brasile del ragazzino Pelé i mondiali li vinse mentre l’Argentina uscì in modo indecoroso al primo turno … e l’unico a salvarsi di quella spedizione fu proprio lui, Corbatta, autore di tre gol in tre partite.

Durante quei mondiali uno dei tanti aneddoti della sua incredibile e ahimè breve vita.

Amedeo Carrizo, il mitico portiere argentino del River Plate, faceva parte anch’egli della spedizione.

Corbatta si è già costruito una fama di infallibile rigorista ma Carrizo, altrettanto bravo nel pararli i rigori, lo sfida ad un singolare duello; 50 calci di rigore tirati da Corbatta.

Carrizo vince la sfida se ne para almeno 10, in caso contrario vittoria di Corbatta.

La notizia della sfida fa il giro tra addetti ai lavori e tifosi.

A fine allenamento c’è più gente ad assistere alla sfida tra i due che in una normale partita del campionato svedese.

Corbatta segna 49 volte.

Con il 50mo rigore colpirà il palo.

“Il segreto ? mi metto sempre di lato alla palla, mai di fronte. E guardo il portiere negli occhi. Mai la porta o l’angolo dove voglio tirare. Mi basta che accenni un movimento … e lo faccio secco.”

L’anno prima, durante un amichevole in Uruguay, fa letteralmente impazzire il terzino uruguagio Pepe Sasia, che non riesce neppure ad avvicinarlo, saltandolo sempre in dribbling con facilità irrisoria.

Ne prende le sue difese un compagno di Sasia, che, da dietro, rifila un calcione tremendo a Corbatta.

Mentre il n° 7 argentino è ancora a terra Sasia capisce che quella sarà probabilmente l’unica occasione in tutta la partita in cui potrà avvicinarsi a Corbatta … finge di aiutarlo a rialzarsi e poi gli rifila un tremendo pugno in faccia.

Da quel giorno il sorriso di Corbatta sarà con due denti in meno.

Nel Racing è amato alla follia.

Gli si perdona di tutto.

Non si allena praticamente mai.

E il suo demone personale, l’alcool, inizia a diventare sempre più ingombrante.

A volte lo vanno a prendere direttamente a casa. Sanno che se mezz’ora prima del match non si è ancora presentato qualcuno dovrà andare a casa a prenderlo.

Prima di un importantissimo match di campionato contro l’Estudiantes Corbatta arriva allo stadio completamente ubriaco.

Tre secchi d’acqua fredda pare non ottengano alcun risultato.

Ma è troppo forte per lasciarlo fuori.

Mentre il manager da le ultime istruzioni prepartita Corbatta sonnecchia appoggiato al lettino del massaggiatore.

Le uniche parole che riesce a dire sono “non passatemi la palla che non la vedo”.

Segnerà due gol.

Chissà quanti ne avrebbe fatti se la palla l’avesse vista …

Il suo problema con l’alcool peggiora di giorno in giorno.

Gli mettono un angelo custode alle costole, nelle trasferte con la squadra specialmente.

Mentre è con lui non beve, pare pian piano ritrovare un po’ di equilibrio.

Poi però l’amara sorpresa: quando lasciano gli hotels dove la squadra soggiorna si accorgono che sotto il letto c’è sempre un cimitero di bottiglie di birra vuote …

Nel 1963 il Boca spende 12 milioni di pesos per acquistare Corbatta.

Con quel denaro, quella montagna di denaro, il Racing Club amplia il suo stadio e costruisce un complesso sportivo.

In 3 anni scarsi al Boca giocò solo 18 partite segnando 7 reti.

3 delle quali nello stesso incontro, al Velez Sarsfield nella Bombonera.

I suoi eccessi però stanno diventando fuori controllo e il Boca a quel punto è ben felice di recuperare parte dell’investimento di pochi anni prima cedendo Corbatta all’Independiente di Medellin.

Di lui, nei 4 anni passati in Colombia, si ricordano i 5 gol segnati in una partita di campionato contro il Deportes Tolima ma anche il rigore sbagliato (uno dei pochissimi) in una partita di Copa Libertadores … proprio contro il “suo” Racing Club.

Proprio qui in Colombia la sua esistenza personale scende in una china dalla quale “El Arlequin” non saprà più risollevarsi.

Con l’ennesimo divorzio se ne vanno praticamente tutti i pochi soldi rimasti e l’alcool diventa sempre più il vero padrone della sua vita.

Al suo ritorno in Argentina non c’è esattamente la fila di grandi Clubs pronti a farsi carico di un giocatore talentuoso ma di così difficile gestione.

Finisce i suoi anni in squadre minori della Provincia argentina dove alterna prestazioni eccellenti ad altre clamorosamente insufficienti.

Quanto mai significativo uno degli aneddoti di quel periodo. Durante un match giocato nella “cancha” del Ferro, in una di quelle giornate abuliche dove Corbatta si limita a corricchiare indolente lungo la linea laterale.

Gli si avvicina un fotografo “forza Corbatta, mettiti a giocare che ti scatto una foto !”

Corbatta lo guarda incuriosito “Se me la fai, gioco”.

Tempo pochi secondi e Omar Oreste Corbatta si fa dare la palla da un compagno di squadra, parte in dribbiling saltando tre avversari e spara un diagonale imprendibile per il portiere avversario.

A quel punto tutto tronfio si gira verso il fotografo “Allora ? Hai fatto la foto ?”

“No” è la risposta sconsolata del fotografo … “non mi hai neanche lasciato il tempo di inserire il rullino” !!!

Pare che “hijo de la puta madre que te pariò” sia stato l’epiteto più gentile che si prese quel giorno quel fotografo … con Corbatta che per tutto il resto della partita continuò a camminare lungo la fascia destra senza quasi mai toccare il pallone …

Gli ultimi giorni della vita di Corbatta sono di miseria e di alcool, con il Racing che gli concede una piccola stanza nel centro di allenamento e gli dà qualche pesos per dare una mano con il settore giovanile.

I suoi eccessi gli regaleranno un tumore in gola che si porterà via “El Arlequin” nel dicembre del 1991, a soli 55 anni.

Di lui, tanti ricordi, una via con il suo nome e tante persone dentro e fuori dal Club, che ammettono che per lui si sarebbe potuto fare di più.

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Per finire qualche altro aneddoto su questo ennesimo personaggio tragico e romantico della grande storia del futbol argentino;

Corbatta era di un timidezza fuori dal comune e in virtù delle sue poverissime origini rimase analfabeta per tutta la vita. Era la cosa di cui si vergognava di più in assoluto e per fare in modo che meno persone possibili ne fossero a conoscenza era pressoché impossibile incontrarlo in luogo pubblico senza che Corbatta avesse con un quotidiano o un libro ben in vista nella tasca delle giacca.

Sempre causa la sua timidezza i compagni di squadra del Racing gli fecero conoscere una prostituta della quale Corbatta s’innamorò perdutamente arrivando perfino a sposarla. Rimasero insieme diversi anni ma un giorno, di ritorno da una trasferta con il Club, trovò la casa vuota … senza la moglie e senza tutto il mobilio.

Di mogli ne ebbe quattro e dei suoi matrimoni amava dire”beh, il secondo, il terzo e il quarto finirono male. Il primo invece malissimo” !!!

Durante un “clasico” contro l’Independiente il rude terzino Alcides Siveira, che non riusciva proprio a toccare palla ripetutamente “umiliato” dal dribbling e dalla velocità di Corbatta, decise di passare alle maniere forti. Le sue entrate diventarono così aggressive che ad un certo punto Corbatta andò a nascondersi dietro i poliziotti schierati a bordo campo !

Partita di campionato contro il Godoy Cruz. E’ il compleanno del centravanti del Racing Marques Sosa. “oggi ti regalo due gol” gli dice Corbatta prima del match. E così fu !

Due meravigliosi cross dalla linea di fondo e due palloni facili facili per Sosa da spingere in fondo alla rete.

Una cosa davvero particolare, soprattutto per chi ama e conosce il calcio argentino e l’attaccamento della gente ai propri colori, riguarda proprio Corbatta. Pare infatti che siano stati tanti i tifosi di squadre avversarie ad abbonarsi in quel periodo ANCHE al Racing Club … solo per vedere Corbatta in azione …

Infine, il calcio secondo Oreste Omar Corbatta “Sapete perché non riescono a togliermi la palla ? Perché lei ed io siamo innamorati e lei non vuole andarsene da me. Se la vogliono prima mi devono buttare per terra”.

Su di lui pochi anni fa è stato fatto un documentario davvero bello e toccante che ripropongo interamente qui di seguito.

 

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