IL CALCIO ARGENTINO: UNA DICHIARAZIONE D’AMORE


SOTTOTITOLO: 6 buoni motivi per amarlo

Quando da noi si parla di campionati esteri sono ovviamente i due i campionati che attirano la maggiore attenzione; quello inglese e quello spagnolo che si contendono, entrambi con validissime motivazioni, il titolo di “campionato più bello del mondo”.

Tecnica, spettacolo, emozioni, cornici di altissimo livello che sicuramente colpiscono chi è riuscito, grazie anche all’arrivo di Sky in tante delle nostre case, ad uscire dai confini nazionali e ad andare a conoscere nuove realtà.

Ci sono ovviamente ancora tanti tifosi nostrani “nostalgici” che continuano a ritenere la serie A il campionato più appassionante, più difficile e, da un punto di vista tattico, il più sviluppato del pianeta.

Non mancano ovviamente tanti estimatori del calcio tedesco, in tanti si sono avvicinati al campionato francese e sono ancora tanti gli innamorati di squadre come l’Ajax o come il Celtic o i Rangers.

Conosco anche qualcuno che segue con grande passione ed interesse le vicende del calcio USA, sicuramente in grande crescita, di buon livello tecnico e dove giocatori che tanto abbiamo ammirato ed amato stanno chiudendo la loro gloriosa carriera.

Personalmente però, quando voglio vedere qualcosa di particolare, di diverso DAVVERO è nel calcio argentino che trovo quelle peculiarità che lo rendono davvero unico … partiamo proprio da questo …

1° NO GLOBAL: Il campionato argentino è giocato prevalentemente da argentini. Il motivo è preso detto; in Argentina i soldi per il calcio sono sempre meno. Questa ormai conclamata “povertà” è in realtà la vera “ricchezza”.

Praticamente tutti i teams attingono regolarmente e a mani basse dal proprio settore giovanile e dal loro bacino geografico di utenza.

Nella sostanza, quasi tutti i Clubs argentini sono degli “Athletic Bilbao”, la squadra basca che per scelta filosofica gioca solo con giocatori baschi.

Le implicazioni immediate di una scelta come questa sono enormi; il settore giovanile è curato nei minimi dettagli, da preparatori e coaches di altissimo livello che nello sviluppo dei giovani calciatori e nella loro crescita ripongono tanta attenzione e tanta passione.

Non è un segreto che il traballante bilancio delle società argentine riesce a mantenere il suo precario equilibrio nella possibilità di riuscire a vendere praticamente tutti gli anni uno, due o più “pezzi pregiati” della rosa della prima squadra, a volta anche solo dopo un pugno di partite in Prima Divisione. (L’esempio di Hernan Toledo, ceduto in estate dal Velez Sarsfield alla Fiorentina dopo BEN 19 partite in prima squadra !)

Questa è purtroppo l’unica maniera per la stragrande maggioranza dei Clubs di rimanere a galla in una crisi economica che pare irreversibile e dove sponsors o diritti tv non garantiscono certo le entrate sufficienti per permettere a queste squadre di tenersi stretti i giocatori migliori.

E così si assiste ogni anno ad un autentico esodo di giocatori argentini verso i 3/4 dei campionati del resto del globo terrestre. Europa ovviamente ma anche Brasile, Messico, Stati Uniti, Cina e addirittura i Paesi Arabi (vedi Lanzini, che prima di arrivare al West Ham fu ceduto dal River Plate all’Al-Jazira negli Emirati Arabi).

Per cui l’unico modo per sopravvivere rimane proprio questo; lanciare in prima squadra ogni anno nuova linfa e sperare che qualcuno di loro posso attirare l’attenzione di qualche Club danaroso per rifare la stessa operazione anno dopo anno.

2° PASSIONE

Il calcio “comodo” e confortevole degli “stadi/teatro” europei è semplicemente inconcepibile in Argentina.

Il tifoso si sente, e a ragione, il 12° giocatore.

E la partecipazione è assoluta, viscerale, totale.

Le curve assomigliano a quelle degli stadi britannici degli anni ’70 e ’80 (le celeberrime “terraces” così meravigliosamente raccontate da Nick Hornby)

Sono quelle dove pioggia, vento, sole sono semplicemente parte dell’atmosfera, quelle dove rimanere in piedi dopo un gol diventa un impresa, quelle dove i cori non sono due banali strofe di ritornello ma sono CANZONI autentiche.

https://youtu.be/2VzHsOfcZIs

Il tifoso argentino ama il proprio Club, i propri colori.

E’ un amore che deve per forza prescindere dall’amore per un singolo giocatore.

Quello del giocatore “bandiera”, alla Mazzola, alla Baresi o alla Totti.

Il tifoso argentino, per i motivi suddetti, non se lo può permettere.

Perché non c’è il tempo materiale per farlo.

Sa bene che non appena esce una “joya” dalla cantera il suo tempo al Club sarà limitato e non c’è vero tifoso di calcio in Argentina che non conosca quali sono i ragazzi delle giovanili più promettenti … quelli, come detto, che possono significare la sopravvivenza del Club.

Qualcuno ha detto “in Argentina i grandi giocatori li vediamo solo quando sono troppo giovani o quando sono troppo vecchi”.

E qui si innesca il discorso inverso …

3° AMORE

Si, l’amore che tutti i calciatori argentini hanno per il loro Club, quello in cui magari sono cresciuti, quello per cui hanno tifato fin da bambini.

Quell’amore che fa si che una volta raccolti gloria e denaro in giro per il mondo il sogno sia per tutti praticamente sempre lo stesso; tirare gli ultimi calci nel club amato.

Gli esempi, anche recenti, sono tantissimi. Ne cito due su tutti; Diego Milito, che ha voluto terminare la sua meravigliosa parabola calcistica nel “suo” Racing Club de Avellaneda, terminandola come solo un grandissimo come lui poteva fare … vincendo un titolo di Primera Division, esattamente 13 anni dopo l’ultima conquista quando, guarda caso, Diego Milito era un giovanissimo attaccante del Club.

L’altro è Maxi Rodriguez anche lui rientrato al suo grande amore, i “Leprosos” del Newell’s Old Boys, andandosene verso il calcio spagnolo prima e inglese poi a soli 21 anni … per tornarci 10 anni dopo per tentare di riportare in alto il team caro a Bielsa, a Redondo, al Tata Martino e … caro a Leo Messi che ha giurato che proprio al Newell’s è dove chiuderà la sua meravigliosa carriera.

4° CALCIO “VERO”.

Agonismo, corsa, pressing e tante, tante botte.

Sebbene con l’avvento di giovani e preparati Managers come Gabriel Milito (Independiente) o Nelson Vivas (Estudiantes) il calcio più compassato, fatto di possesso di palla e approccio ragionato abbia recentemente fatto la sua comparsa nel calcio argentino per quasi tutti gli altri vale la vecchia regola; passa la palla o passa l’uomo … tutti e due contemporaneamente MAI.

Non si fanno sconti.

Grazie anche alla permissività di arbitri di altissimo livello il calcio argentino è ancora un calcio VERO, dove i contrasti sono tosti, dove il fatto che tu sia bravo, dotato tecnicamente e magari anche bellino con i tuoi tatuaggi o il cerchietto non vuol dire maggiore protezione … vuol dire che molto probabilmente ti picchieranno ancora di più.

Semplicemente.

Come ama ricordare spesso Pedro Troglio, vecchia conoscenza del calcio italiano ed ora allenatore del Tigre nella Primera argentina “i miei due difensori centrali devono essere due autentici “hijos de puta”. Pronti anche a picchiare la loro madre se per caso volesse entrare in area di rigore”.

Più chiaro di così …

Il calcio britannico ha perso da tempo la leadership del calcio “duro” per antonomasia.

Gli anni ’70 e ’80, quelli per intenderci di Norman Hunter o Billy Bremner, di Bryan Robson o Neill Ruddock, di Gordon Mc Queen o di Lee Chapman, o di Duncan Ferguson o Steve Bruce, sono un lontano ricordo.

L’Argentina resiste.

Questa tolleranza arbitrale verso “entrate” che qui da noi sarebbero da rosso diretto creano però un effetto a catena assolutamente degno di nota;

1° il calcio è più scorrevole, con meno interruzioni e di conseguenza più intenso.

2° in Argentina si segna poco, meno che altrove. Proprio perché se puoi picchiare è più difficile per gli attaccanti. Ma il rovescio della medaglia è di una importanza non da poco; se sai buttarla dentro in Argentina molto probabilmente lo farai in qualunque altro campionato del globo terrestre.

Basti guardare le classifiche marcatori dei principali campionati europei … ai vertici, potete starne certi, c’è sempre almeno un argentino.

E aldilà dei casi più conosciuti (Higuain, Aguero, Messi, Icardi, Dybala ecc.) ci sono esempi magari meno conosciuti ma ancora più corroboranti di questa tesi.

Pensiamo un po’ a Luciano Vietto, attaccante ora in forza al Siviglia, nella colonia argentina del bravo Mister Sampaoli, allievo e figlioccio del più grande di tutti, Marcelo Bielsa.

Ebbene Vietto è arrivato in Spagna al Villareal dal Racing Club nel 2014. Nelle sue 73 presenze nel Racing Club realizzò 20 gol.

Lo stesso numero di gol segnato nella sua prima stagione al Villareal nella Liga … solo che li segnò in 48 partite !

E solo per citare i grandi attaccanti argentini degli ultimi anni chi non ricorda Batistuta, Crespo, Cruz, Saviola, Claudio Lopez fino al grande Carlitos Tevez, altro eccellente esempio di supporto alla nostra piccola analisi …

L’attuale numero 10 del Boca ha viaggiato nelle sue ultime stagioni al Manchester City prima e alla Juventus poi ad una media di gol a partita intorno agli 0,52 in Inghilterra, agli 0,59 nei suoi due anni alla Juventus per poi scendere ad un misero 0,40 nelle sue due ultime stagioni al Boca !

5° EL “10”.

In Argentina il n° 10 è I-M-P-R-E-S-C-I-N-D-I-B-I-L-E.

Perché il n° 10 è l’essenza stessa del calcio.

Non può essere un caso se tra i più grandi numeri 10 della storia del calcio 5 di loro sono argentini.

Maradona, Messi, Kempes, Riquelme e Bochini. E non inserisco Di Stefano perché considerato da molti un “9 ½” !

Ancora oggi nel calcio argentino il DIECI è il numero più ambito, è il giocatore spesso più amato, quello creativo, talentuoso, geniale e al tempo stesso inaffidabile, bizzoso a volte apatico e indisponente.

Ma quello che con un tunnel, un dribbling secco, una finta o un passaggio con il contagiri è capace di illuminare una partita.

Detto di Tevez, in Argentina i “10” di valore si sprecano. Non tutti arriveranno sui palcoscenici europei, ma per ognuno di loro un posticino in qualche Club di Primera e nel cuore di tanti appassionati ci sarà sempre.

Giovanni Lo Celso (il più forte di tutti, Rosario Central destinato al PSG) il vecchio Leandro Pity Romagnoli che lontano dal suo San Lorenzo pare proprio non sappia starci, il giovane Maximiliano Meza, recente acquisto dell’Independiente, un altro giovanissimo Gonzalo Pity Martinez del River, spesso utilizzato a sinistra per la sua abilità al cross ma che forse proprio dietro la prima punta sa dare il meglio di se, il paraguaiano Oscar Romero del Racing, autentico peperino di tecnica e di velocità … insomma, questo per dire che almeno qui il 4-3-3 così di moda in Europa e che sta pian piano portando all’estinzione il numero 10, ancora non ha attecchito … e per chi ama il calcio “romantico” speriamo non lo faccia mai.

L’Argentina resiste.

https://youtu.be/z-1g_vSHpWA

6° L’INCERTEZZA

Praticamente in tutte le più celebrate “Leghe” calcistiche del pianeta la lotta per il titolo è ristretta a 3, 4 squadre al massimo.

A volte addirittura come qua da noi, o in Francia o in Germania, si sa già ad agosto chi andrà a fregiarsi del titolo di campione nazionale.

In Argentina no.

Ogni anno i valori si ribaltano, si confondono, si mischiano e alla fine, quasi sempre, la vincitrice è una autentica outsider che ha trovato la chimica giusta, la quadratura del cerchio dall’oggi al domani.

Il Lanus quest’anno, il Racing Club due anni fa, e scorrendo a ritroso nell’ultima decade troviamo squadre come il San Lorenzo, il Velez Sarsfield, il Newell’s, il piccolo Arsenal de Sarandi o l’Estudiantes, l’Argentinos Juniors o il Banfield … tutto questo negli ultimi 14 campionati

E in questo lasso di tempo quanti ne hanno vinti le due grandi per antonomasia, River e Boca ?

2 campionati gli “Xeneizes” (Apertura 2011 e 2015) e uno solo i “Millionarios” del River (nel 2013) dopo aver conosciuto solo 4 anni prima “l’onta” della retrocessione.

Perchè accade questo ?

Il motivo è sempre lo stesso !

Perché per colpa (o grazie ?) alla perenne e apparentemente irreversibile crisi economica del calcio argentino tutti gli anni (spesso anche a metà stagione !) ogni Club argentino si vede letteralmente “depredato” dei suoi talenti migliori, a volte da una stagione all’altra anche 6-7 undicesimi della squadra titolare vengono ceduti a squadre di tutto il mondo.

In questo modo le certezze della stagione precedente si trasformano in assoluti salti nel vuoto la stagione successiva dove, reinvestendo magari un 10% degli introiti dalle cessioni che sono serviti spesso e volentieri a tenere in piedi il club si acquista qualche giovanotto promettente da qualche squadra di Segunda, si riporta a casa magari una vecchia gloria al solo prezzo del cartellino e, nella maggior parte dei casi, si attinge a mani basse dai settori giovanili, autentica fonte di sostentamento del 99% dei club argentini.

Ovviamente ogni anno è una scommessa.

Non sempre il ricambio generazionale è all’altezza del precedente e come detto si può passare nel breve volgere di 12 mesi da una posizione di prestigio nella parti nobili della classifica ad una stagione nei fondali di bassa classifica con il Promedio che inizia a dare numeri sconfortanti …

Per questo motivo fare pronostici nel campionato argentino è impresa pressoché impossibile.

Ogni partita è una autentica battaglia e non c’è nulla di scontato.

Vedere l’Aldosivi o l’Union espugnare la Bombonera o il River perdere tra le mura amiche con il San Martin o il Godoy Cruz non è affatto impossibile … ed è successo davvero nel recentissimo passato !

Insomma, il calcio di una volta, quello a cui noi, nostalgici abbondantemente negli “anta” siamo più affezionati, esiste ancora.

Oltretutto è facile da trovare; basta andare su youtube e si possono vedere tutte le partite del campionato e quasi tutte in HD.

Buon divertimento e … Argentina … resisti.

 

 

 

 

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LA CITTA’ DEL CALCIO


Dopo le 3 meravigliose puntate dedicate da Federico Buffa alla “città del calcio” per antonomasia, Rosario, di cui alcuni dei grandi idoli sono raccontati in queste pagine, un piccolo “assaggio” per capire quanto davvero questo derby sia uno dei più intensi, sofferti e vissuti di tutto il pianeta.

Intanto qualche numero; Rosario non arriva al milione di abitanti (910.000 circa) e i due stadi (Gigante de Arroyito del Central e il Marcelo Bielsa del Newell’s) hanno una capienza di circa 42.000 spettatori.

Considerando che fanno praticamente sempre il pieno ad ogni incontro casalingo possiamo facilmente capire che la percentuale di “hinchas” in rapporto agli abitanti è veramente pazzesca !

Prima di godere di questa breve sintesi di alcuni vecchi derbies tra “Canallas e Leprosos una piccola nota “personale”

Rosario è infatti gemellata con le due città del mio cuore … Parma, dove sono nato e vivo, e Bilbao, dove gioca il mio amato Athletic.