LA SINTESI “IMPERDIBILI”


NEWELL’S – RACING – 28 aprile 2013 “TORNEO FINAL”

Partita ricca di gol ed emozioni tra i “Leprosos” di Rosario e “l’Academia” di Avellaneda. Match che a fine del primo tempo, con il Newell’s in vantaggio per 2 a 0 e l’espulsione del centrocampista del Racing Villar sembra incanalato verso una scontata vittoria per i padroni di casa … non sarà così ! Sugli scudi il giovanissimo Luciano Vietto, da questa stagione al Villareal nella Liga, dove sta segnando con sorprendente continuità. Sugli scudi anche Perez e la vecchia conoscenza del calcio europeo Maxi Rodriguez.

Buon divertimento !

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LA SQUADRA DEL MESE


BANFIELD

Può sembrare sorprendente dedicare il primo spazio della “squadra del mese” ad un team che naviga, da inizio campionato, nelle zone medio-basse della classifica. In realtà credo personalmente che quello che sta facendo il Banfield sia assolutamente degno di nota e per più motivi. Intanto “el Taladro” (il trapano come viene comunemente soprannominato il Club con sede a meno di 20 km a sud di Buenos Aires) è una neo-promossa, essendo appena risalito in Primera dopo una trionfale stagione nel campionato cadetti. Protagonista assoluto della risalita è sicuramente Mister Mathias Almeyda che assorbita velocemente la delusione del licenziamento nell’amato River Plate pochi mesi dopo aver riportato i Millionarios in Primera, prende le redini dei Biancoverdi ad aprile del 2013 e dopo poco più di un anno riesce a riportare il Banfield in Primera.

Promozione raggiunta con una grande dimostrazione di gioco offensivo e spettacolare, capace di creare tantissime palle-gol magari scoprendo anche il reparto difensivo per altro sorretto da eccellenti difensori, primi fra tutti il roccioso Bianchi Arce e il gioiellino Tagliafico (per quest’ultimo sono in molti a pronosticare un futuro degno della più grande stella nata nel Banfield, quel Javier Zanetti che ogni tifoso interista del globo ha imparato ad amare).

Nella strepitosa cavalcata nel campionato cadetto lo schema di base è stato il 3-3-1-3 come solo “El Loco” Bielsa ha avuto il coraggio di proporre in anni recenti. Ma parliamo di una VERA difesa a 3, cioè con un centrale di ruolo affiancato da due terzini che stringono in fase difensiva ma che si allargano immediatamente per ricevere spalla e spingere in fase di possesso e non di quelle “presunte” di cui si vantano tantissimi allenatori anche di casa nostra che giocano con 3 difensori centrali e 2 esterni che sono difensivi al 60% e offensivi al 40% !

Come detto nell’attuale stagione il Banfield naviga nelle limacciose acque della bassa classifica ma non ha perso minimamente il suo spirito arrembante e coraggioso anche se magari ora spesso la difesa è a 4 ma c’è pur sempre un trequartista classico (solitamente il talentuosissimo ecuadoregno Cazares) dietro a 3 punte vere (Noir e Terzaghi o Bertolo sulle fasce e il centravanti Salcedo). E c’è un dato se vogliamo clamoroso a testimoniare questo; il Banfield è la squadra che in tutto il Campionato ha effettuato più tiri verso la porta avversaria ! Dato inequivocabile su quali siano le intenzioni di Almeyda e dei suoi ragazzi. Vale la pena ricordare inoltre che immediatamente dopo la promozione in Primera il Banfield si è visto portar via il suo bomber principale, il fortissimo Chavez che è già diventato uno dei nuovi idoli della Bombonera del Boca.

Difficile che, almeno nell’immediato, questa squadra possa ripercorrere i fasti del 2009 (quando vinse l’unico campionato della sua storia) ma di sicuro vedere il Banfield del “pelado” Almeyda è un po’ come vedere un team di Zeman; puoi anche perdere, ma di sicuro non ti annoi mai !

Nelle due brevi sintesi i gol del trionfo in casa del San Lorenzo (neo-vincitore della Libertadores) e il match interno contro il Boca Juniors.

IL CAMPIONE DEL PASSATO : DANIEL ALBERTO PASSARELLA


DANIEL PASSARELLA: “El gran capitan”

La scelta di proporre Daniel Alberto Passarella come primo nella serie dei profili sui campioni del calcio argentino del passato è assolutamente dovuta ad un fatto affettivo. Si perché questo grandissimo difensore con la faccia da indio, un sinistro preciso e potente, una enorme capacità nel gioco aereo è stato uno dei miei grandi idoli del passato.

Quando sul mitico Guerin Sportivo si iniziava a parlare degli imminenti mondiali di Argentina del 1978 uno dei giocatori maggiormente citati era proprio questo libero del River Plate, con una carriera e statistiche tutte particolari. Personalmente ho sempre avuto una passione sfrenata per i grandi colpitori di testa, per quei giocatori alti, coraggiosi e potenti che facevano di questa arma la loro caratteristica principale. Molti di loro sono stati attaccanti, più o meno noti (Leivinha, Joe Jordan, Lee Chapman, Niall Quinn, Duncan Ferguson, Kennet Andersson, Ismael Urzaiz …) ma tra quelli amati ci sono stati anche Gordon Mc Queen, David O’Leary o Alan Hansen che sono dei difensori centrali. Quando dopo tanti elogi su questo giocatore, autentico leader dei biancocelesti, vidi sempre sul Guerin Sportivo la sua foto con la casacca della Nazionale argentina fu “amore” a prima vista: Passarella era il primo in piedi a sinistra, fascia da capitano (ereditata da poco da Carrascosa, altra storia meravigliosa di cui leggerete fra qualche tempo qui), faccia da duro vecchia maniera e quattro dita buone più alto di tutti quelli nella foto !

Ebbi bisogno di un paio di partite dove, pur ammirando le sue incredibili doti di leadership, un sinistro terrificante e soprattutto una elevazione assolutamente pazzesca, mi venne il dubbio che poi tanto alto Passarella non lo era … e infatti scoprii di li a poco che non solo era alto 174 cm ma che in tutte le foto ufficiali si metteva rigorosamente in punta di piedi, sembrando così almeno 10 cm più alto !

Nei mondiali di Argentina (i primi che ricordo con assoluta chiarezza) fu un autentico trascinatore. Eccellente nell’organizzare la difesa, duro ai limiti del penale nei contrasti, bravissimo nel far ripartire l’azione che fosse uscendo palla al piede dalla difesa oppure con lanci millimetrici di oltre 40 metri. Letale nei calci di punizione e dal dischetto era virtualmente “immarcabile” nel gioco aereo. Aveva una elevazione assolutamente pazzesca, da NBA o da pedana da salto in alto.

Vederlo portato in trionfo al termine di quei campionati mondiali con la Coppa in mano fu una grandissima soddisfazione per un ragazzino come me allora che non aveva mai negato di tifare spudoratamente per i biancocelesti in quel Mondiale, essenzialmente proprio per la presenza di PASSARELLA in quella squadra.
Purtroppo solo diversi anni dopo seppi cosa rappresentò quella vittoria in un Mondiale di calcio per una delle più sanguinarie e nefaste dittature della storia …

Per Passarella non fu tutto rosa e fiori. Nato a Chacabuco ad oltre 200 km da Buenos Aires le occasioni per mettersi in luce non sono le stesse di un ragazzino della capitale dove praticamente in ogni quartiere esiste una squadra di calcio professionistica. La sua grinta, ancora più ammirevole se unita alla sua piccola statura, e la sua bravura nel gioco aereo fin da ragazzino, non passa però inosservata ai grandi Club della Capitale. Prima il Boca Juniors e poi l’Estudiantes offrirono un provino al piccolo e grintosissimo ragazzino con la faccia da indio, ma le cose non andarono come sperato.

Nonostante queste due brucianti bocciature Daniel non si perde d’animo. Non certo lui che da bambino prima si ruppe una gamba in un incidente automobilistico insieme al nonno materno (e per questo motivo si impose di imparare a giocare con la gamba sinistra, quella sana, tanto poi da diventare un mancino puro) oppure quando in una partita ricevette un colpo alla testa che fece addirittura pensare al peggio …

Per lui arrivò la chiamata del Sarmiento, piccola squadra di serie C dove però Daniel ci mise davvero un attimo ad imporsi come assoluta promessa del calcio argentino. Fu il grande Omar Sivori che, ricevendo entusiastiche recensioni su quel piccolo terzino (si perché allora Passarella, dopo un inizio all’ala, giocava terzino sinistro) lo porto al River Plate dove Passarella si impose alla velocità della luce. Gli fu dato ben presto il numero 6, il ruolo di libero con il quale Passarella iniziò a fare quello che sapeva fare meglio, organizzare la difesa con le sue proverbiali urla o con i rimbrotti, tutt’altro che gentili, ai compagni di squadra rei di non applicarsi totalmente alla causa come lui pretendeva. Non furono pochi quelli che fecero un po’ fatica all’inizio ad accettare che un ragazzino, assai più giovani di tanti compagni di squadra, si permettesse di guidare e rimproverare con assiduità, in partita come in allenamento, compagni più anziani e già affermati.

Ma ci volle anche qui ben poco per rendersi conto che quella di Passarella non era solo spocchia o arroganza, ma erano vere e indiscusse qualità di leadership che di li ad un paio di stagioni gli vennero riconosciute perfino nella Nazionale del “Flaco” Menotti che si apprestava a conquistare il primo mondiale della storia del calcio argentino.

Finito il mondiale di calcio, trionfalmente vinto, le lusinghe dei Club europei non tardarono ed esplicitarsi. Furono soprattutto i club spagnoli, con il Real Madrid in testa, a richiedere le prestazioni di Passarella. Ma “el caudillo” amava il River e i tifosi e i dirigenti amavano lui. Passarella rimase al River che, almeno fino al 1981, fu una delle più grandi squadre non solo del Sudamerica ma di tutto il panorama mondiale, zeppo di campioni del calibro di Luque, Fillol, Tarantini e il giovanissimo Ramon Diaz. Anche perché all’orizzonte c’erano i mondiali di Spagna dove la formazione argentina partiva con la fondatissima speranza di ripetere i fasti di quattro anni prima. Si perché ad una squadra già fortissima e ancora più esperta si era aggiunto un ragazzino di 21 anni di nome Diego Armando Maradona. Le cose non andarono certo come previsto e pur non demeritando in nessuno dei due marche, l’Argentina fu sconfitto prima dall’Italia di Rossi & co. e poi dal Brasile delle stars.

A quel punto, a 29 anni, Passarella decide di attraversare l’oceano. A vincere la battaglia per avere Passarella è una società non di primissimo piano, ma ambiziosa e soprattutto abbondantemente irrorata dai soldini della famiglia Pontello: la Fiorentina.

L’avvio è però tutt’altro che facile. Il calcio italiano è diverso da quello argentino, il rapporto con i Pontello non idilliaco fin dall’inizio e l’allenatore della Fiorentina di allora, De Sisti, vuole limitare sia la sua sfera di influenza calcistica (nessuna scorribanda offensiva ma libero tradizionale dietro tutti i compagni) e personale (“sei uno dei tanti, qui l’unico che comanda sono io). Passarella però non molla e nonostante un avvio difficile, anche con la tifoseria che non riconosce il campione ammirato con la Nazionale Argentina, si adatta a fare ciò che il mister richiede limitandosi a dare il suo contributo sui calci piazzati. Però questo senso di abnegazione, questa sua grinta immensa nel voler comunque dare il suo contributo pur auto castrando alcune della sue migliori qualità, convince anche i più scettici e Passarella gioca altre tre stagioni ad altissimo livello, nell’ultima delle quali segna la bellezza di 11 gol, lui libero “puro”. Al termine della stagione, forse la sua migliore in viola, la Fiorentina e i Pontello decidono di prescindere da lui, più per ragioni economiche e personali che tecniche e così arriva la chiamata dell’Inter del Trap dove Passarella gioca 2 stagioni senza però mai esprimersi più che ad un livello dignitoso. Queste sue stagioni all’Inter sono, ahimè, ricordate per un brutto episodio in cui il suo sangre caliente e la scarsa capacità di controllo nei momenti agonistici più accesi, tocca purtroppo il culmine; durante una partita dell’Inter a Genova contro la Sampdoria, con l’Inter sotto di un gol, un raccatapalle con la palla in mano ritarda di consegnarla a Passarella per la rimessa da fondo campo. Passarella innervosito sferra un calcio (proprio la classica entrata a gamba tesa) al raccattapalle. Ovviamente si scatena un putiferio su tutti i mezzi di informazione, Passarella viene tacciato come un orco brutale e violento e nonostante le ripetute ammende e scuse dello stesso Passarella la sua immagine è inevitabilmente offuscata. Passarella torna in Argentina, chiude la carriera nel suo amato River Plate per poi intraprendere, con successi quantomeno alterni, la carriera di allenatore, girovagando per il mondo per diversi anni guidando anche l’Argentina ai mondiali del 1998 e poi la Nazionale Uruguagia a quelli del 2002. Nel 2006 torna all’adorato River per poi assumere, dal 2009 a tutt’oggi, il ruolo di Presidente del Club.

Anche qui dà l’ennesima dimostrazione di un carattere di una forza quasi indomabile: durante il suo “regno” i Millionarios, nel 2011, subiscono l’onta della retrocessione. Passarella vive mesi infernali, tra minacce di morte, offese e ingiurie a tutti i livelli. Non molla: rimane al vertice del club, riportandolo nella massima serie la stagione successiva e addirittura al titolo (con l’amico Ramon Diaz in panchina) a rivincere il titolo Inicial in questa stagione.

Infine un dato che probabilmente in se dice tutto: questo è lo score di Daniel Alberto Passarella in carriera: 134 reti segnate in 451 partite ufficiali … giocando da libero !

CAMPIONATO ARGENTINO : UNICO ANCHE NELLA FORMULA


LA NUOVA FORMULA DEL CAMPIONATO ARGENTINO

Anche sotto questo aspetto il campionato argentino non si smentisce differenziandosi da quello che succede in ogni altro campionato del globo terrestre.

Dopo che per decenni la formula, già di per se unica, è stata quella di organizzare nella stessa stagione due campionati distinti (i cosiddetti “apertura” e “clausura”, sostituiti di recente da “inicial” e “final”) con tantissimi aspetti positivi che hanno reso davvero unico e spettacolare il campionato argentino.

Giocare due campionati “corti”, in pratica una andata ed un ritorno premiando le due squadre vincitrici, ha reso i campionati estremamente combattuti facendo si che ogni singola partita, ogni singolo punticino vale veramente il doppio. Spesso e volentieri questi tornei, proprio per l’equilibrio e le relativamente poche partite, si è deciso negli ultimi 90 minuti, regalando suspence ed emozioni davvero incredibili.

Nel filmato in calce all’articolo potrete ammirare la drammatica vittoria del Newell’s All Boys nel 1994 e molti di voi riconosceranno un giovanissimo “loco” Bielsa al suo primo dei tanti trionfi come allenatore. Un campionato deciso negli ultimi secondi di gioco, come tante volte è accaduto con la precedente, bellissima formula.

Non solo. Le retrocessioni con questa formula, non erano “immediate” cioè al termine di ogni singolo torneo ma venivano invece calcolate (promedio) sulla base di 3 campionati raccogliendo le medie punti complessive dei vari teams. Questo fatto ovviamente attenuava l’immediata pressione di fare punti ad ogni costo dando così ai teams la possibilità di impostare un lavoro con un respiro a medio termine e nel contempo dare alle piccole formazioni che arrivavano in Primera di avere almeno 3 campionati ai vertici dove potersi confrontare con le grandi del campionato.

Questa formula, secondo me bellissima, è arrivata al capolinea. Il torneo che si sta giocando attualmente e che terminerà a novembre sarà l’ultimo con questa formula.

L’ultimo lascito di Julio Grondona, storico Presidente della Federazione argentina scomparso nel luglio di quest’anno, è stato quello di proporre ed ottenere una autentica rivoluzione nel calendario calcistico argentino rendendo se possibile ancora più unica ed eccentrica la formula. Dal febbraio 2015 infatti la Primera Division sarà composta da 30 squadre !!!

Questi teams giocheranno quindi un girone di sola andata con 29 partite + il derby locale come 30ma, partita quindi che sarà l’unica giocata due volte e a campi invertiti. Quindi gli unici incontri giocati due volte saranno i grandi derbies argentini a cominciare da Boca Juniors-River Plate, da Rosario Central-Newell’s o Estudiantes-Gimnasia La Plata. Per gli altri non strettamente derbies varrà la vicinanza geografica.

Una formula sicuramente coraggiosa che ha anche un obiettivo molto nobile e importante: portare il grande calcio anche in centri e verso teams non necessariamente della capitale e dintorni dove si concentrano la stragrande maggioranza dei teams di Primera.

Il pericolo potrebbe essere rappresentato da un divario di valori troppo importanti tra i migliori teams e quelli dei piccoli centri di provincia che si affacceranno alla Primera … ma considerando “la garra” e lo spirito di questi piccoli club questo fatto non è assolutamente scontato.

Qualche partita in meno (ben 8 rispetto alla precedente formula) vorrà dire un po’ più di tempo per la Nazionale e anche un maggior respiro per i grandi Clubs argentini per preparare al meglio le due Coppe Continentali, la LIBERTADORES e la SUDAMERICANA.

Insomma, staremo a vedere, la curiosità è tanta e anche il sostegno di praticamente tutti i teams alla nuova formula fanno ben sperare per vedere un campionato argentino ancor più avvincente, equilibrato e spettacolare.

“DALL’ABISSO AL CIELO”


L’ANNO PAZZO DELLA STORIA DEL RIVER

Quando si pensa al calcio argentino i primi nomi che ovviamente vengono in mente sono quelli di Boca Juniors (la squadra con più tifosi) e il River Plate (la squadra con più trofei).

Chi non conoscesse la storia recente di queste due squadre potrebbe pensare a trionfi in serie, a sfide sempre ai vertici della classifica, a sempre nuovi trofei in bacheca ecc ecc. Ma non è esattamente così: la crisi economica del calcio argentino crea in realtà un equilibrio incredibile tra i vari teams che vengono regolarmente “smembrati” dagli Euro, dalle sterline e dai dollari di tanti Clubs del panorama calcistico mondiale. E così anche a Boca e River può capitare di vedere portarsi via, da una stagione all’altra, i pezzi più pregiati della rosa.

E così che capita sempre più spesso che arrivino stagioni opache, con anonime prestazioni e assai poco dignitosi piazzamenti in classifica.

Ma quello che è successo ad una di questi due grandi squadra al termine della stagione 2011 è qualcosa che ben pochi avrebbero potuto immaginare.

Per il River Plate, i “millionarios” come vengono comunemente chiamati i biancorossi di Buenos Aires, arrivò addirittura la retrocessione nella serie B argentina, la Primera B Nacional.

Come sia potuto accadere è qualcosa che, specialmente gli stessi tifosi del River, ancora non riescono a spiegarsi. La squadra come valore assoluto non era certo da retrocessione anche se i problemi economici ereditati da Daniel Passarella al momento della sua elezione a Presidente nel 2009 dal precedente Presidente Aguillar e dalla sua spregiudicata gestione erano spaventosi. Nel River di quegli anni si stavano affacciando talenti di assoluto valore, primo fra tutti Erik Lamela, il primo ad andarsene dopo la disfatta nel giugno 2011. Roberto Pereyra (anche lui arrivato in Italia nel 2011) Manuel Lanzini, che dopo il trasferimento al Fluminense tornerà al River in Primera, Rogelio Funes Mori, attaccante di eccellenti prospettive o Diego Buonanotte, mai sbocciato completamente nonostante le premesse iniziali.

Fatto sta che dopo un drammatico spareggio con il Belgrano per il glorioso River Plate si sono spalancate le porte dell’inferno calcistico. La retrocessione, come è facile immaginare per una nazione dove il calcio è vissuto con tale intensità e passione, non è stata indolore. Violenze gravi si sono susseguite immediatamente dopo il match di ritorno e nei giorni successivi e la contestazione dei tifosi dei Millionarios si è protratta a lungo, investendo ogni aspetto del Club, con i dirigenti in primis. Tali violenze sono costate anche la maxi squalifica al campo di gioco per la stagione successiva, quella nel purgatorio della serie B argentina.

A quel punto però, una serie di scelte azzeccate da parte in primis del Presidente Passarella riescono pian piano a rimettere in assetto il Club. La prima e più importante di queste è stata quella di affidare al “guerriero indio” Mathias Almeyda la panchina della squadra e con lui l’arrivo di giocatori determinanti nella risalita e rinascita del Club; David Trezeguet e Fernando Cavenaghi su tutti, capaci di segnare in coppia 32 gol assolutamente decisivi nella promozione immediata in Primera Nacional. Ma con loro arrivano anche l’Uruguaiano Carlos Sanchez (tutt’ora titolare inamovibile anche sotto la guida del “Muneco” Gallardo) o Alejandro “Chori” Dominguez dal Valencia.

E così 363 giorni dopo l’infausto giorno della retrocessione arriva il ritorno nella massima divisione argentina e anche se la prima stagione in Primera non certo memorabile costa il posto al bravo Almeyda (che attualmente sta facendo un eccellente lavoro al Banfield) arriva a giugno 2014 un altro titolo nella storia del River Plate con il “mito” Ramon Diaz in panchina … con lo stesso Ramon Diaz che per dissidi con la dirigenza in merito alla campagna acquisti (questa almeno è la versione ufficiale …) lascia il Club poche settimane dopo.

Al suo posto arriva un’altra gloria del recente passato del River, el “muneco” Gallardo con cui non solo il River rimane ai vertici della classifica ma lo fa giocando un calcio assai più moderno e di qualità superiore a quello dello stesso Ramon Diaz. Giocatori come il bomber colombiano Teofilo Gutierrez, l’altro attaccante Rodrigo Mora, i fortissimi e ormai affermati difensori Maidana, Vangioni e Ramiro Funes Mori, il già citato “volante” uruguaiano Sanchez e l’eccellente intuizione di affidare la regia del team al navigato Leonardo Pisculichi, autentica rivelazione di questo Torneo de Transicion, hanno trasformato il River in una team compatto, organizzato ma anche spettacolare e creativo tanto che non sono in pochi a pronosticare la doppietta Campionato-Coppa Sudamericana.

Ovvio che la cicatrice della retrocessione rimarrà per sempre (cosa che gli acerrimi rivali del Boca non perdono ovviamente occasione per ricordare loro) ma gli eccellenti risultati delle ultime stagioni fanno sembrare assai più lontano il nefasto giugno del 2011.

Nei video seguenti le immagini più drammatiche di questi due momenti: le due sintesi dello spareggio con il Belgrano con la conseguente retrocessione (le immagini dei giocatori in campo disperati e in lacrime nel Monumental a fine partita sono davvero toccanti) e il giorno del ritorno in Paradiso, 353 giorni dopo con la vittoria sempre al Monumental contro l’Almirante Brown (e David Trezeguet assoluto protagonista). Definire questi video EMOZIONANTI è assolutamente riduttivo …

LA STAR DEL FUTURO : FEDERICO RASIC


Se per Pablo Becker sono pronto a mettere entrambe le mani sul fuoco su una sua imminente consacrazione ai più alti livelli con questo secondo giovane calciatore preso in esame devo ammettere che è in questo elenco soprattutto perché, essendo uno dei miei “pallini” da un paio di stagioni, c’è la SPERANZA che diventi davvero un giocatore di altissimo livello.

Speranza che si basa soprattutto per quanto questo attaccante magro e altissimo ha saputo fare agli esordi con il Gimnasia y Esgrima La Plata nel 2012. Ma andiamo con ordine.

Federico Rasic, detto “El flaco” per le sue caratteristiche fisiche (194 cm per poco più di 80 kg di peso) può essere considerato la versione argentino/croata (possiede infatti la doppia nazionalità) di Peter Crouch, il filiforme centravanti inglese dello Stoke City. Stessa ottima tecnica con i piedi, forte nel gioco aereo (anche se un gradino sotto il biondo attaccante inglese) ma di certo assai più mobile e con un tiro decisamente più potente.

Caratteristiche quindi che ne fanno una specie in via di estinzione nel calcio “globalizzato” fatto di tiki-taka e ripartenze (nome “nobile” con cui i fighetti chiamano oggi il vecchio e tanto bistrattato contropiede) e chi, per come Rasic, Crouch, Carroll, Carrillo, Larrivey, Toni & co. vivono e si nutrono di crosses dalla linea di fondo, che vanno a fare a sportellate per 90 minuti con i difensori centrali avversari, che fanno da punto di appoggio e da sponda per i compagni e che, nel frattempo, riescono anche a segnare qualche gol, i tempi sono assai grami … anche se proprio in Argentina questa tipologia di “prime punte” sta tornando abbastanza in voga (Vegetti, Caraglio, Furch, Carrillo, Abreu solo per citarne alcuni …)

Rasic tra l’altro è ancora giovanissimo. Ha 22 anni anche se è già da almeno due stagioni un nome noto agli appassionati di calcio argentino. L’impatto, particolarmente nel torneo inicial del 2012, fu devastante.

Con il Gimnasia Y Esgrima La Plata, guidato dall’eccellente Pedro Troglio, segna gol a raffica all’esordio fornendo prestazioni di altissimo livello (uomo partita in una vittoria interna contro il River Plate). Tutto sembra far pensare all’esplosione di un grande talento, di un attaccante che come si ama dire “sa fare reparto da solo” e in più segna con sorprendente continuità nel sempre più sorprendente Gimnasia di Mister Troglio. Qualche grande squadra (non solo in Argentina) inizia ad interessarsi a lui e pare che anche Croazia e Argentina siano pronte ad un braccio di ferro per assicurarsi le prestazioni del giovane ariete. Però improvvisamente le prestazioni del “Flaco” calano di livello, qualche incomprensione con Troglio e tante collocazioni in panchina fanno scemare l’interesse verso questo “grandote” dell’area di rigore.

A quel punto ci si mette pure una scelta cervellotica del suo Gruppo Manageriale e di suo padre, che agisce un po’ da tutor per Federico, dettata soprattutto da motivi economici: la scelta di venire ai ferri corti con Troglio stesso e la dirigenza del Gimnasia pur di trasfersi, con un ingaggio di altissimo livello, agli sconosciuti AMKAR PERM della Prima Divisione Russa.

Ad inizio 2014 Rasic intraprende l’avventura nella steppa e nel campionato russo … salvo però non giocare neppure un incontro ufficiale e perdendo condizione fisica, motivazione e autostima.

Al rientro in patria è accolto freddamente (eufemismo !) dal Gimnasia che lo lascia ai margini della prima squadra e che non lo convoca neppure per la preparazione.

Di lui però non si è dimenticato Martin Palermo, manager dell’Arsenal di Sarandì, squadra creata e voluta dall’ex deus ex machina del calcio argentino Julio Grondona (morto nel luglio di quest’anno e al quale a breve dedicheremo un articolo).

Palermo, che di centravanti se ne intende, vuole “el flaco” per il centro del suo attacco, per ridare lustro ad un Arsenal che dopo i successi a cavallo del 2011/2013 attraversa un periodo non esaltante.

La difficile trattativa con il Gimnasia (Troglio è comunque restio a lasciar andare il giovane attaccante) si chiude nei primi giorni di agosto di quest’anno alla immediata vigilia dell’avvio del “Transicion” (ultimo torneo della storia con la formula delle 20 squadre con partite di sola andata.)

Rasic però, dopo tanta inattività, è in condizioni fisiche precarie (altro eufemismo) e occorrono settimane di lavoro differenziato per vederlo raggiungere una condizione accettabile.

Ad oggi Fede non ha ancora giocato un solo incontro dal primo minuto accontendosi di 4 piccoli “cameo” a partita iniziata dove per’altro, se si esclude, il buon quarto d’ora nella disfatta contro il Quilmes, non ha certo fatto vedere ancora appieno le sue doti. Il contratto con l’Arsenal è di 18 mesi nei quali non è difficile prevedere che saranno quelli decisivi nella carriera del lungagnone di Mar del Plata.

Io però ci credo. Rasic ha le qualità tecniche per imporsi e anche caratterialmente pare un ragazzo già strutturato e determinato … ora però occorre giocare con regolarità e viste le ultime prestazioni degli attaccanti dell’Arsenal de Sarandi l’occasione dovrebbe presto arrivare.

CAMPIONATO ARGENTINO 2014 “TORNEO TRANSICION”


BOCA JUNIORS – VELEZ SARSFIELD 31 agosto 2014

La partita d’esordio sulla panchina del Boca del “vasco” Arruabarrena dopo il tribolato avvio di stagione che ha portato all’esonero del mitico Carlos Bianchi. Nel meraviglioso catino della Bombonera una match altamente spettacolare tra i padroni di casa di Gago & co. ed un agguerritissimo Velez del bomber Pratto e del talentuoso Correa.

Nel Boca meritano attenzione il giovanissimo centravanti Calleri e il terzino sinistro Colazo.

Buon divertimento !!!