STORIE MALEDETTE: MARTIN “EL TITAN” PALERMO


martin pjpg

In questa storia non ci sono tragedie, sfortune particolari o brutti scherzi del destino.

Di “maledetto” insomma non c’è praticamente nulla.

In questa storia c’è soltanto un’enorme, profonda ingiustizia.

L’ingiustizia è quella che riguarda uno dei più grandi attaccanti argentini della storia che per molti, troppi distratti osservatori delle vicende calcistiche, viene ricordato quasi solo ed esclusivamente per colui che “sbagliò tre calci di rigore nella stessa partita”.

Vero.

Questo accadde realmente ed è ancora sul celeberrimo “Guinness dei Primati”.

Le immagini a seguire sono inequivocabili.

https://youtu.be/RRxwOFnMUXc

Ma che una carriera prestigiosa e per alcuni versi sorprendente sia riassunta in una notte maledetta e in 3 semplici calci ad un pallone è quanto meno vergognoso.

Martin Palermo è stato capace di segnare 306 gol in 623 partite.

Praticamente un gol ogni due partite.

Ma Martin Palermo è per molti solo colui che “sbagliò tre calci di rigore nella stessa partita”…

E’ stato capace di segnare una doppietta ai “Galacticos” del Real Madrid, ma non in una partita qualsiasi: nella finale di Coppa Intercontinentale.

Praticamente il campionato del Mondo per club.

Eppure Martin Palermo è per molti solo colui che “sbagliò tre rigori nella stessa partita”…

Vedere sotto per credere.

https://youtu.be/3dEcaK3gC1Q

Martin Palermo è stato capace di rompersi il legamento crociato del ginocchio destro e il collaterale, di rimanere comunque in campo e in quelle condizioni di segnare il gol decisivo in una partita di campionato argentino contro il Colon.

Vedere sotto per credere.

https://youtu.be/qMuD_fOC1Vs

Ma Martin Palermo è per molti solo colui che “sbagliò tre calci di rigore nella stessa partita”…

Il suo passaggio alla Lazio di Cragnotti salta due volte.

Prima dell’infortunio per un capriccio del Presidente del Boca Macrì (che ora in Argentina è Capo di Stato) e poi per colpa di questo maledetto infortunio.

“El Titan” (uno dei suoi soprannomi) rimane al palo per i classici 6 mesi ma proprio alla fine di questo periodo, maggio 2000, il Boca deve giocare, dopo ben 6 anni di astinenza in questa competizione, i quarti di finale della Copa Libertadores, la Champions League d’America.

Il suo mentore, autentico padre calcistico, Carlos Bianchi, il grandissimo allenatore del Boca ed ex-grandissimo goleador, nelle settimane prima dell’incontro inizia una sottile battaglia psicologica “per la partita di ritorno avremo la sorpresa più gradita di tutte; il rientro di Martin Palermo in squadra.

Il River vince il match di andata per 2 a 1.

Bianchi insiste “Martin è pronto”. E rientrerà proprio al ritorno alla Bombonera”.

Americo Gallego (ex-grande “5” della Nazionale Argentina campione del mondo nel 1978) ci casca in pieno.

“Beh, se quel giorno gioca Martin Palermo noi faremo giocare Enzo Francescoli” (uruguayano talentuosissimo ma ritiratosi più di 3 anni prima !)

Inizia il match è con grande sorpresa di tutti Martin Palermo è effettivamente in panchina.

La partita inizia bene per gli “Xeneizes”. Dopo un quarto d’ora  il Boca è in vantaggio, ma il River regge benissimo e anzi sfiora più volte il pareggio.

A 13 minuti dalla fine, fedele alle sue parole, Carlos Bianchi fa entrare Martin Palermo.

Quei 13 minuti sono tutti qua sotto da vedere.

https://youtu.be/oL4a5gL21KM

Ma Martin Palermo è per molti solo colui che “sbagliò tre calci di rigore nella stessa partita”…

L’anno dopo, nel 2001, arrivano le sirene dei grandi Clubs europei.

Ma incredibilmente Palermo non va ne al Valencia, ne al Chelsea e neppure al Napoli, i tre clubs che parevano quelli maggiormente intenzionati ad assicurarsi le prestazioni del bomber argentino.

A spuntarla è il “piccolo” Villareal che si sta comunque facendo un nome nella Liga Spagnola, pur non disponendo delle risorse e soprattutto del fascino  e della tradizione di Real Madrid, Barcellona o dello stesso Valencia.

L’inizio è comunque promettente anche se non certo devastante.

6 gol in 17 partite ma anche tanti assists e sponde per i compagni. La stagione successiva, la prima intera con il Villareal parte alla grande ma in Copa del Rey arriva un altro grosso guaio, anche questo fonte di derisione e spesso raccontato in modo distorto.

Martin segna un importantissimo gol contro il Levante.
Corre a festeggiarlo con gli “hinchas” più caldi del “Sottomarino giallo” ma nei festeggiamenti un muretto di recinzione gli cade sopra una gamba.

https://youtu.be/aUng2_vBHw0

Doppia frattura di tibia e perone.

Lunghissimi mesi di stop.

Il recupero è stavolta più lento del previsto e quando Martin torna in condizione al Villareal è arrivato Benito Floro che lo vede, e non è certo il primo allenatore nella storie del “Loco”, più o meno come il fumo negli occhi.

Va al Real Betis ma senza convincere.

L’anno successivo scende addirittura in serie B al Deportivo Alaves, lui che  3 anni prima aveva segnato una doppietta in una finale di Coppa Intercontinentale, ma neppure qua riesce a fare sfracelli … anzi.

A 31 anni pare iniziata la parabola discendente. In Europa non c’è più nessuno interessato e allora c’è solo una strada percorribile; quella del ritorno a casa, nel “suo” Boca.

Qua lo amano davvero.

E sanno aspettarlo. Ci vorranno due stagioni per vedere Martin Palermo e il Boca tornare ai vertici.

E nel 2007 l’ennesima consacrazione.

Un altro trionfo nella finale di Copa Libertadores.

E poco importa se stavolta la scena è quasi tutta di Roman Riquelme, l’uomo che con i suoi assists ha tanto contribuito alle fortune di Martin Palermo.

E importa ancora meno che proprio in quel match il suo rapporto particolare con i calci di rigore aggiunga un altro capitolo.

https://youtu.be/4062zK3zTVs

E infine c’è la Nazionale Argentina.

Palermo non ha mai avuto troppi fans tra i Commissari tecnici che si sono succeduti in quegli anni sulla panchina dei biancocelesti.

Tutti tranne uno; Diego Armando Maradona.

Maradona lo stima. Palermo ha il cuore blu e oro come quello del “Diego”.

E Maradona, da Commissario Tecnico, si ricorda di lui.

E lo fa in una delle partite più drammatiche della storia intera del calcio argentino.

Quella contro il Perù, per le qualificazioni ai Mondiali del 2010.

L’Argentina ha un solo risultato possibile; vincere. Qualsiasi altro risultato vorrebbe dire perdere al 99% la possibilità di disputare i Mondiali di Sudafrica.

Un disastro nazionale.

Ecco come andò a finire.

https://youtu.be/8BNECvcU_Y0

Ma tant’è … Martin Palermo è per molti solo colui che “sbagliò tre rigori nella stessa partita”…

Per chiudere ecco come il popolo “Xeneizes” lo ha salutato, nel giugno del 2011, ultima partita di Palermo alla Bombonera.

… e sfido a non emozionarsi … anche se si è tifosi del River !

https://youtu.be/Td29_H67yn4

 

 

 

Annunci

STORIE MALEDETTE: JORGE “EL CHINO” BENITEZ


STORIE MALEDETTE: JORGE “EL CHINO” BENITEZ

el chino 2

 

Ci sono gesti e decisioni che in una frazione di secondo possono cambiare la nostra vita.

Ci sono carriere da dignitose ad eccellenti rovinate nel giro di pochi attimi da decisioni folli e, ahimè, irreversibili.

Questa è la storia di Jorge “El Chino” Benitez.

Quando arriva al Boca Juniors nel 1973, proveniente dalla “Academia” del Racing Club, è una promettente mezzala destra, abile nel trovare i compagni liberi, capace di illuminare la partita con una palla filtrante o di saltare l’uomo e andare a creare la tanto decantata “superiorità numerica”. E poi ci mette tanta “garra” e quella piace sempre.

Il suo esordio è eccellente, anche se perdente.

E fra tutte le squadre argentine è proprio contro gli odiati “millionarios” del River Plate.

La partita finisce 2 a 1 per il River ma tutti sono concordi nel dire che il match cambia di padrone nel momento in cui lo stesso “Chino” Benitez deve uscire sfinito a metà della ripresa.

Con il Boca rimarrà 10 anni, vincendo 6 trofei e conquistando, con talento e spirito di sacrificio, l’ammirazione anche dei più scettici tifosi Xeneizes.

Uno in particolare porterà per sempre la sua firma decisiva; quello del Metropolitano del 1976 quando un suo meraviglioso destro da 25 metri regalò la vittoria sull’Huracan al Boca, consegnando ai blu e oro il titolo.

Giocherà anche due partite in Nazionale e il suo esordio, nel 1977 contro l’Ungheria, sarà nella stessa partita in cui fece il suo esordio in Nazionale anche un giovanissimo Diego Armando Maradona.

Nel 2004 arriva la chiamata più bella e insperata; il Boca Juniors, che sta attraversando uno dei peggiori periodi della sua gloriosa storia, decide di prescindere dai servizi di Miguel Angel Brindisi (uno dei più grandi calciatori argentini di tutti i tempi) e di dare le redini del team proprio a Jorge Benitez.

L’inizio è spettacolare; con una serie di convincenti prestazioni il Boca trionfa nella Copa Sudamericana di quell’anno (allora chiamata Nissan, lo sponsor della manifestazione).

Ovvio che rimanga in carica anche la stagione successiva.

Questa volta in ballo c’è la assai più prestigiosa Copa Libertadores e per il Boca i presupposti sono eccellenti.

Si arriva ai quarti di finale.

Di fronte i temibili ma non irresistibili messicani del Chivas di Guadalajara.

All’andata, in terra messicana, è una autentica disfatta.

Uno 0 a 4 che mortifica il Boca e che lascia ben poche speranze per l’incontro di ritorno.

La Bombonera però si trasforma in un autentico inferno.

I tifosi del Boca ci credono, ci crede “El Chino” e ci credono Martin Palermo, Schelotto, Ledesma e i giovanissimi Fernando Gago e Rodrigo Palacio.

Le cose però non vanno come sperato dal popolo “Xeneizes”.

Il Chivas tiene bene, non concede praticamente nulla al pur potente squadrone argentino.

La partita si incattivisce.

Il più “alterato” di tutti sembra Martin Palermo, che perde letteralmente la testa, prima inseguendo “El Bofo” Bautista per tutto il campo per poi colpirlo da dietro con una testata.

Ma il peggio deve ancora arrivare.

L’arbitro espelle entrambi e mentre scorta il malcapitato Batista fuori dal campo, coperto da insulti e oggetti di vario genere dagli inferociti tifosi del Boca, il buon Jorge Benitez decide di gettare letteralmente alle ortiche trent’anni abbondanti di onorata carriera calcistica, prima da giocatore e poi da manager.

Si fa 50 metri di campo, si avvicina al Bofo Bautista e …

el chino 1

La foto immortala in maniera inequivocabile il momento in cui “El Chino” colpisce in pieno volto con uno sputo il giocatore messicano.

Per Jorge Benitez è l’inizio della fine.

Anche in un Paese dove purtroppo la violenza per decenni ha macchiato questo sport un gesto del genere non può passare inosservato.

Benitez si scuserà più volte pubblicamente, ma il gesto resta e macchierà per sempre la sua carriera sportiva e la sua immagine di uomo.

Lo stesso anno terminerà la sua carriera di allenatore nel Boca e per lui dopo di questo solo qualche apparizione su panchine minori, in Ecuador e in Guatemala.

Perché, da quel giorno, Jorge Josè Benitez, sarà sempre ricordato come “El Escupitajo”. lo sputo.

A seguire, la breve sintesi della folle notte della Bombonera, con le violente immagini di quella brutta notte della storia del glorioso Boca Juniors.

TRIBUTO AL BOCA


Il 2015 ha segnato il ritorno al vertice del calcio argentino degli “Xeneizes” dopo qualche stagione tribolata.

Due uomini su tutti; Carlitos Tevez che nel momento forse migliore della sua per’altro eccellente carriera ha deciso di tornare al suo Club del cuore risultando determinante nella conquista del titolo.

L’altro è stato sicuramente il “Mister”, il “Vasco” Rodolfo Arruabarrena capace di mettere insieme talenti affermati come Nicolas Lodeiro, il centrale Daniele “Cata” Diaz, il regista Fernando Gago, il talentuoso e sottovalutato Pablo Perez e lo stesso Carlitos Tevez con giovani di grandi prospettive come Jonathan Calleri, l’esterno Cristian Pavon o i due mastini di centrocampo Cesar Meli e Adrian Cubas … e di gestire per qualche mese anche un “loco” come il Bomber Osvaldo !

E nel 2016 un obiettivo assoluto; tornare sul tetto del Sudamerica vincendo la Copa Libertadores.

Ci sarà da divertirsi !