ROBIN FRIDAY: Il più pazzo di tutti.


di REMO GANDOLFI

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E’ il primo gennaio del 1977.

Robin Friday è da pochi giorni un giocatore del Cardiff, Seconda divisione inglese.

E’ il suo esordio assoluto con i suoi nuovi colori.

Si gioca al Ninian Park di Cardiff.

Di fronte c’è il Fulham. La squadra di Bobby Moore e George Best.

Friday non vede l’ora di misurarsi con “Bestie”, uno dei pochissimi calciatori che ammira.

Best però non ci sarà per colpa di un banale guaio muscolare.

Il Cardiff vincerà la partita per 3 reti a 0.

La seconda e la terza rete sono opera di Robin Friday che si porterà a spasso per tutti i 90 minuti la difesa del Fulham … Bobby Moore compreso.

I due avranno anche qualcosa da dirsi durante il match.

Il loro alterco finirà esattamente nel momento in cui Robin Friday “strizzerà” i testicoli del capitano dell’Inghilterra campione del Mondo nel 1966.

Al termine dell’incontro Jimmy Andrews, manager del Cardiff telefonerà al suo collega del Reading, Charlie Hurley che pochi giorni prima gli ha venduto per la miseria di 28.000 sterline Friday.

“Charlie, li ha fatti impazzire tutti per 90 minuti. Friday è stato fantastico. Mi hai venduto un fenomeno Charlie” urla entusiasta Andrews al suo collega.

“Jimmy, ce l’hai solo da 3 giorni ! Ne riparliamo tra tre mesi …” è la lugubre risposta di Hurley.

 

Robin Friday nasce il 27 luglio del 1952 ad Acton, cittadina ad ovest di Londra a due passi dall’aeroporto di Heathrow.

Anticipa di pochi secondo il gemello Tony con il quale cresce nei sobborghi di questa cittadina.

Quasi sempre i due sono su un campetto di calcio con un pallone tra i piedi con i loro coetanei.

E’ però presto evidente a tutti che Robin ha un talento speciale.

Già a 10 anni con il pallone riesce a fare cose incredibili. La sua specialità è lanciare la palla in alto e stopparla con la parte posteriore del collo.

All’inizio è un po’ “combattuto” sul suo ruolo preferito. Robin adora giocare in porta e ha riflessi prodigiosi oltre che un coraggio innato a tuffarsi tra i piedi dei compagni.

La sua fisicità è impressionante fin da bambino.

E’ alto e magro e ha un grande talento anche per il cricket ma il contatto fisico del calcio lo attrae molto di più.

A 13 anni diversi club londinesi gli offrono la possibilità di allenarsi con loro ma alla fine decidono tutti di non trattenere Robin. Prima il Crystal Palace e poi il Queens Park Rangers.

Per ultimo il Chelsea di Tommy Dockerty, il famoso allenatore scozzese che dopo averlo inserito nelle giovanili decide anche lui come gli altri di prescindere da Robin lasciandolo libero.

Nessuno discute le sue qualità ma ci sono già due problemi evidenti, che caratterizzeranno per sempre la carriera e la vita di Robin: una assoluta mancanza di disciplina in campo e “passioni” non certo consone fuori dal campo, soprattutto per alcol e droghe.

A 15 anni è già un consumatore di cannabis, speed e metadone.

Robin sperimenta tutto con avida curiosità.

Con la scuola chiude definitivamente e a questo punto Robin inizia a perdere le “coordinate”.

Per mantenere i suoi vizi inizia a fare piccoli furti, spesso per poche decine di sterline e dove il rischio è spropositato rispetto all’eventuale bottino.

Viene “beccato” più volte (l’ultimo furto lo compie in un negozio di giocattoli) e alla fine viene condannato a 14 mesi di reclusione nel carcere minorile di Feltham, in mezzo a tossici e rapinatori.

La sua abilità con un pallone tra i piedi sarà la sua salvezza.

In carcere c’è una squadra di calcio che, sotto l’attento controllo delle guardie, è spesso in “trasferta” a giocare partite amichevoli anche con squadre giovanili di un certo rilievo.

E’ proprio durante una di queste partite che viene notato dal Reading che lo invita, scontato il periodo di detenzione, ad allenarsi con il Club.

L’impatto è eccellente.

Nonostante il suo fisico magro e longilineo Robin dimostra di non temere lo scontro fisico anche contro uomini fatti e finiti e abituati al calcio di contatto della 4a divisione inglese.

Sembra tutto andare per il meglio … solo che con Robin Friday di certezze non ce sono mai.

Decide di punto in bianco di mollare tutto e di tornare a Acton per andare a convivere con la fidanzata sedicenne Maxine.

Scelta già di per se non facile e sicuramente molto coraggiosa.

Ma c’è un altro particolare e non da poco.

Maxine è una ragazza di colore.

In Inghilterra in quel periodo la parola “integrazione” è ancora praticamente sconosciuta.

Sono davvero in tanti a non vedere di buon occhio questa “scelta” di Robin e in diverse occasioni sarà coinvolto in risse spesso derivanti dagli insulti razziali rivolti alla coppia.

Come al solito Robin Friday se ne sbatterà altamente delle convenzioni e dei giudizi bigotti di una società inglese che avrà ancora bisogno di qualche anno prima di avviare un vero processo di accoglienza verso i tanti “colored” (così venivano definiti allora) in arrivo dalle ex-colonie britanniche.

Robin sposerà Maxine e da lei poco dopo avrà un figlio.

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Che se è vero che non cambierà di una virgola la vita di Robin, almeno come abitudini, la nuova responsabilità di marito e padre lo convince a cercare un lavoro vero.

L’edilizia in quegli anni è sempre alla ricerca di braccia e Friday inizia a lavorare in diversi cantieri, specializzandosi come asfaltatore.

Grazie alle insistenze di un collega ritorna anche a giocare a calcio.

Niente di trascendentale, la squadra è il Walthamstow Avenue ed è solo l’ISTHMIAN LEAGUE, una categoria paragonabile al nostro campionato di Eccellenza, ma Robin ricomincia a divertirsi.

E a segnare un sacco di gol.

Inoltre allo stipendio da operaio edile aggiunge con il calcio 10 sterline alla settimana che sono utilissime al bilancio famigliare e ad alimentare i vecchi vizi.

In un match di campionato contro l’Hayes, squadra ambiziosa e per di più assai più vicina ad Acton, Robin gioca una partita eccezionale risultando determinante nella vittoria del suo team.

Quando Robin esce dagli spogliatoi i dirigenti dell’Hayes lo bloccano.

Lo vogliono assolutamente nel loro club.

L’offerta è allettante.

30 sterline a settimana.

Più di quello che Robin guadagna al momento asfaltando terrazze.

E’ un periodo tutto sommato sereno per Robin Friday.

Gioca e segna tanti gol con l’Hayes, continua a lavorare al cantiere edile, a portarsi a letto tutte le ragazze carine che gli capitano a tiro, a bere e fumare praticamente qualsiasi cosa e a fare a cazzotti il sabato sera.

Il suo nome però ricomincia a circolare fra diverse squadre professionistiche.

“Quel matto di Friday pare aver messo la testa a posto” è la frase che inizia a circolare in quel periodo. In fondo quello è sempre stato il suo UNICO problema visto che sulle sue qualità calcistiche nessuno ha mai avuto un solo dubbio.

Come spesso accade però la dea bendata ha altri progetti.

Mentre è al lavoro in cantiere Robin cade da una impalcatura.

Precipita al piano sottostante e un pezzo di ferro sporgente gli si conficca nella schiena.

La situazione è critica.

Robin viene trasportato al vicino ospedale di St. Thomas.

Il tondino di ferro si è conficcato a due centimetri scarsi dal cuore.

Robin vivrà ma il recupero sarà lungo dicono i medici e difficilmente sarà completo.

Friday come al solito spiazza tutti.

Tre mesi dopo è di nuovo al lavoro e soprattutto è di nuovo in campo con l’Hayes.

Rientra giusto in tempo per il 1° turno di FA CUP dove l’Hayes deve affrontare i professionisti del Bristol Rovers. E’ il 18 novembre del 1972.

L’Hayes elimina il Bristol Rovers e nel turno successivo il sorteggio li oppone ad un’altra squadra professionistica, il Reading.

Sono trascorsi meno di 3 anni da quanto Robin Friday si allenava con i “Royals”.

Occorrerà la ripetizione al Reading per avere la meglio sul coriaceo Hayes ma ancora una volta la performance di Friday ha messo d’accordo tutti.

Charlie Hurley, manager dei Royals, inizia a seguirlo con assiduità.

Meno di un anno dopo si convince che Robin Friday è l’uomo giusto per l’attacco del Reading e per l’assalto alla promozione in 3a divisione

Stacca un assegno di 750 sterline e nel gennaio del 1974 Friday diventa un giocatore del Reading.

L’idea è di farlo giocare con la squadra riserve per un paio di mesi, valutarne i progressi, seguirne l’inserimento e poi lanciarlo in prima squadra.

L’entusiasmo e il vigore che il giovane attaccante mette in ogni partitella di allenamento colpiscono favorevolmente Hurley anche se spesso deve tenere a freno l’esuberanza di Friday che in una sola sessione di allenamento mette ko tre compagni di squadra.

Proverbiale intervento del manager che sospende la partitella, si avvicina a Friday e gli comunica che “figliolo, sabato pomeriggio abbiamo una partita di campionato. Se continui così non arriverò ad averne undici da mandare in campo” .

E’ però chiaro a tutti che Friday non è giocatore da squadra Riserve (“mi ero proprio rotto di giocare con quei finocchi” commenterà con il suo solito tatto Friday)  e così dopo due settimane Hurley gli comunica che la domenica successiva lo farà esordire in prima squadra contro il Northampton.

Il dialogo che ne consegue entrerà nella leggenda dei Royals.

“Fantastico Boss !” risponde entusiasta Friday alla notizia “Le prometto che sabato sera me ne starò buono in casa, niente alcool e niente scazzottate”.

“Figliolo” gli risponde pagato Hurley “posso sopportare una bugia ogni tanto … ma tre in una volta sola sono troppe !”

E se è vero che Robin Friday non terrà MAI fede a queste promesse è altrettanto vero che quello che riuscirà a fare in campo non solo farà passare in secondo piano la sua vita privata dissoluta e sempre al limite, ma lo trasformerà in breve nell’idolo assoluto di Elm Park.

Salta gli allenamenti con frequenza, si presenta alle partite poco prima di scendere in campo e quasi sempre in condizioni disastrose.

A volte lo danno addirittura per disperso oppure le sue imprese in qualche locale la sera precedente arrivano alle orecchie di manager e società.

Quando si presenta agli allenamenti vuole solo la palla.

Partitelle o tiri in porta.

Di giri di campo, allunghi o ripetute non se parla neanche.

Però le prestazioni del Reading migliorano sensibilmente ed è Robin Friday a fare la differenza.

Al termine della sua prima stagione segna 7 reti e contribuisce alla scalata del Reading dalle ultime posizioni in cui si trovava a gennaio fino ad un eccellente sesto posto finale ad una manciata di punti dalla zona promozione.

Arriva l’estate e di Robin Friday si perdono completamente le tracce.

Inizia la preparazione ma del “maverick” di Acton nessuna notizia.

Poi, il giorno prima della prima amichevole stagionale contro il Watford di Elton John al campo di allenamento si presenta una figura con le “sembianze” di Robin Friday.

Capelli lunghi, barba incolta e più magro del solito.

Con lui ha solo una piccola borsa di plastica, quelle da supermercato per intenderci.

All’interno un paio di scarpe da calcio che non vedono una spazzola da mesi ed un paio di mutande.

Il giorno dopo nell’amichevole con il Watford Robin Friday per novanta minuti farà letteralmente ammattire la difesa dei “calabroni” risultando al termine nettamente il migliore in campo.

Il tutto senza nessuna preparazione precampionato, un solo allenamento alle spalle e, si scoprirà dopo qualche giorno, un’estate passata in una comune hippy in Cornovaglia !

Alla sua prima stagione intera da professionista Robin Friday segnerà 20 reti, il Reading finirà sempre nella parte alta della classifica ma soprattutto il suo nome inizierà a circolare anche ad altissimi livelli.

Si parla di West Ham, di Sheffield United e addirittura dell’Arsenal.

I Gunners di Bertie Mee hanno perso parecchio dello smalto di poche stagione prima e occorre qualcuno che faccia dei gol e che soprattutto sia pronto a sostituire nel cuore dei tifosi di Highbury un altro grande “matto” del calcio inglese: Charlie George messo in lista di trasferimento ai Gunners proprio per dissapori con lo stesso Mee.

Non se ne farà nulla anche perché le abitudini di Robin non cambiano di una virgola.

Nella stagione successiva (nonostante la “solita” estate hippy in Cornovaglia) Robin giocherà una stagione fantastica.

Segnerà la bellezza di 22 reti ma soprattutto contribuirà alla promozione del Reading in terza divisione.

Robin in campo è una gioia per gli occhi. Ha talento, due piedi eccellenti, è forte fisicamente (supera abbondantemente i 180 cm) e anche nel gioco aereo ha grandi doti.

Ma è totalmente indisciplinato.

Ben presto Hurley smette addirittura di dargli incarichi tattici o provare a incanalarne le energie e il talento.

Diventa un obiettivo dichiarato per tutti i difensori ma non si nasconde mai, anzi.

Adora il confronto fisico e anche quando riceve le attenzioni dei difensori avversari fa di tutto per rimanere in piedi e quando cade, si rialza immediatamente … abbassando ancora di più i calzettoni sulle caviglie in segno di sfida.

Adora il dribbling, arte per pochi nel Regno Unito di quel periodo e forse ancora per questo più apprezzata. Chi lo ha visto giocare racconta che contro i difensori più violenti e biechi il suo divertimento maggiore era dribblarli più volte nella stessa azione e dopo averli dribblati una volta aspettarli ancora per un nuovo dribbling … un po’ come fa il torero con il toro.

Quando torna dall’ennesima estate di bagordi ed “esperienze varie” però è evidente che Robin ha perso qualcosa della sua brillantezza e abilità.

E’ anche evidente che Robin è ormai un abituale consumatore di droghe e questo tiene lontane diverse grandi squadre (QPR e West Ham) che si erano mostrate interessate.

Ad aggiungersi a questo i calciatori del Reading sono ai ferri corti con il Club reo di non aver mantenuto le promesse economiche fatte al momento della promozione.

Charlie Hurley minaccia più volte di dimettersi e senza il suo mentore e l’unico che abbia in qualche modo saputo gestirlo, per Friday è l’inizio della fine al Reading.

Robin fatica a ritrovare lo smalto delle stagioni precedenti ma la sua fama è ancora intatta.

Arriva una eccellente offerta del Cardiff, squadra di Seconda Divisione, per Friday.

Sono quasi 30.000 sterline.

Meno di quello che avrebbero potuto guadagnare dalla sua cessione solo pochi mesi prima ma comunque una cifra di tutto rispetto.

Friday non è dell’idea di andare al Cardiff.

Troppo lontano da casa e lo stipendio è troppo basso.

Il Reading minaccia di rescindergli in contratto.

E così il 30 dicembre 1976 Robin Friday diventa un giocatore del Cardiff, seconda divisione inglese.

L’inizio è il peggiore possibile.

Al suo arrivo alla stazione centrale di Cardiff Robin Friday viene arrestato.

Ha viaggiato da Londra senza biglietto.

Sarà il suo nuovo manager Jimmy Andrews ad andarlo a prelevare alla stazione di polizia, pagando la multa e portarlo subito dopo in sede per la firma.

Tutto questo solo due giorni prima del suo esordio in prima squadra, previsto per il primo dell’anno in un match casalingo contro il Fulham, la squadra che vede nelle sue file i due forse più grandi calciatori britannici di qualche anno prima: Bobby Moore e George Best.

E’ la partita che vi abbiamo raccontato all’inizio.

Sembra l’inizio di una meravigliosa storia tra Robin Friday e il Cardiff e chissà, magari anche il salto definitivo verso una consacrazione ad ancora più alti livelli che sicuramente è ancora nelle “corde” di Friday.

Niente di tutto questo.

Finirà la stagione segnando in totale sette reti alternando prestazioni eccellenti ad altre assolutamente abuliche.

Friday si allena sempre meno, torna spesso a Londra e a volte si presenta per la partita venti minuti prima dell’inizio.

Jimmy Andrews non è Charlie Hurley.

Non c’è il perdono o la pacca sulla spalla compassionevole e nemmeno la chiacchierata a quattr’occhi da padre a figlio che ha sempre (più o meno) rimesso in carreggiata Robin.

La pazienza è sempre meno e quando dopo la pausa estiva Friday si presenta in condizioni disastrose, avendo contratto una grave forma di dissenteria che gli ha fatto perdere più di 10 kg anche Andrews capisce che la salute e lo stato fisico di Friday sono ormai compromessi.

Nonostante questo Friday viene curato ed atteso.

Per due lunghi mesi prima che possa essere in condizioni di forma sufficienti a rimandarlo su un terreno di gioco.

Il suo rientro è previsto in un match di campionato a Brighton.

Suo avversario diretto quel giorno è Mark Lawrenson, giovane e fortissimo difensore centrale che diventerà uno dei pilastri del Liverpool e della nazionale irlandese.

Lawrenson gioca duro ma soprattutto  lascia poco spazio a Friday che non riesce ad esprimersi ai suoi livelli di sempre.

Durante l’ennesimo anticipo in scivolata di Lawrenson e mentre l’irlandese è ancora a terra, Friday non trova di meglio che rifilargli un calcio in pieno volto.

Espulsione immediata per Friday e Cardiff sconfitto pesantemente.

Non pago di avere arrecato un danno a se stesso e al suo team pare che Robin infilando il sottopassaggio dopo l’espulsione si rechi nello spogliatoio del Brighton per … lasciare un ricordo “solido” nella borsa degli indumenti di Lawrenson.

E’ ovviamente la goccia che fa traboccare il vaso.

Friday viene squalificato e multato pesantemente dal Club.

Di lui si perderanno le tracce per oltre un mese fino a quando si ripresenterà per il suo ultimo match con il Cardiff, una sconfitta esterna a Bolton.

Dieci giorni dopo Robin Friday, il 20 dicembre del 1977 e a soli 25 anni, lascerà definitivamente il calcio.

Robin torna a Londra e dopo il divorzio dalla seconda moglie riprende a lavorare in cantiere.

A Reading nel frattempo sono state raccolte oltre 3.000 firme tra i tifosi e consegnate alla società.

Nella petizione c’è scritto di riportare Robin a Reading.

Maurice Evans, il nuovo manager dei Royals, lo contatta e gli chiede di tornare a giocare all’Elm Park, dove tutti lo rivogliono.

“Figliolo, se metti in ordine la tua vita tu puoi ancora arrivare dove vuoi nel calcio, anche in Nazionale” gli dice Evans.

“Quanti anni ha Boss ?” gli chiede Friday.

“Quarantuno” è la risposta di Evans.

“Bene. Io ho più o meno la metà dei suoi anni ma ho già vissuto il doppio di lei”.

Per Robin Friday la discesa verso l’inferno è già cominciata.

Un terzo matrimonio fallito, il ritorno a vivere con i genitori prima di riuscire ad avere un piccolo appartamento concesso dallo stato a persone non abbienti.

Finirà ancora in carcere per aver sequestrato droga a dei giovani spacciatori fingendosi un agente di polizia.

La sua vita finirà nel suo piccolo bilocale di Acton tre giorni prima del Natale del 1990, molto probabilmente per una overdose di eroina.

Robin Friday aveva 38 anni.

Resterà sempre il dubbio su dove sarebbe potuto arrivare con il talento che madre natura gli aveva regalato e per chiunque lo abbia visto giocare è fuori di dubbio che avrebbe potuto addirittura arrivare in Nazionale.

Robin non ha mai avuto questo rimpianto.

Ha preferito vivere una vita al massimo, bruciando come una stella cadente ma anche se per poco illuminando la scena e regalando davvero tanta gioia a chi ha avuto la fortuna di vederlo in azione.

Non è un caso se sia il Reading che il Cardiff (dove ricordiamolo giocò solo 21 partite) lo hanno votato come “Giocatore del secolo” e “Cult hero della storia del club” rispettivamente.

Questa è la storia di Robin Friday “il più grande calciatore che nessuno (o quasi) ha mai visto”

… ma chi lo ha visto in azione non ha un solo dubbio al mondo: Robin Friday era un fenomeno.

robinfuck

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